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Il ruolo di Berlusconi nella transizione italiana

di Giorgio Frabetti - Da ormai 20 anni si assiste ad un tambureggiamento incalzante e invadente contro Berlusconi: fascista, piduista, peronista, contro la libertà di stampa … Ma qual’ è la vera genesi dell’Anti-berlusconismo? Per rispondere bisogna partire dai primi anni ’90 e dagli auspici e dall’esigenza di allora per una riforma della politica in armonia con le istanze di governance indotte dalla globalizzazione. Un tema quanto mai attuale come ci si può accorgere: in un mondo, cioè, che, ai tempi di ‘facebook’ e della società dell’informazione, vive il turbine dell’entropia sociale indotta dall’economia mondializzata; in un mondo in cui il politico deve essere massimamente aggiornato e massimamente reattivo agli impulsi dei mercati e della Società (e deve saper intervenire per tempo con politiche di stimolazione rapida ed immediata dei consumi e degli investimenti), è logico (oltrechè necessario) che la collettività debba contare su una politica di alto profilo, ottenuta vuoi attraverso una riforma delle Istituzioni in chiave di democrazia diretta/presidenziale, vuoi attraverso un rinnovamento del “gioco politico”. Viceversa, in Italia, dagli anni ’90, si è optato per una politica di basso profilo; o meglio, ci si è attestati su un’ ibrida soluzione di compromesso. Certo Berlusconi, scendendo in campo, ha imposto un metodo di competizione politica simil-presidenziale, basato sull’investitura personale e carismatica del ‘premier’; indirettamente, la ‘discesa in campo’ di Berlusconi ha costretto gli Ex-DC e gli Ex-Comunisti’ (‘mostri sacri’ della vecchia ‘partitocrazia’) a competere nello stesso piano simil-presidenziale (esprimendo tre candidati premier: rispettivamente Prodi -1996-2006, Rutelli -2001 e Veltroni- 2008). Perché allora questo stato di cose non ha generato quell’alto profilo che ci si sarebbe aspettati? Se, da un lato, infatti, è stata accettata la competizione bipolare e ‘presidenziale’ sul ‘premier’, dall’altro non si è provveduto a rafforzarne (come logico) il potere decisionale. Diversamente, la classe politica degli anni ’90 ha pensato di gestire una politica economica rigorista nei conti pubblici e liberista sui mercati, facendosi scudo della normativa e della giurisprudenza UE, OCSE, WTO, tendenzialmente in condominio con la magistratura (italiana e UE), deputata a recepire il più possibile le indicazioni emerse negli organismi ‘tecnici’ di gestione della globalizzazione (OCSE, UE …) e deputata a eliminare, in chiave liberista, i ‘lacci e lacciuoli’ all’economia italiana (vedi: collocamento, circolazione dei capitali …). Di qui, lo stallo della II Repubblica, che ha visto convivere pretese presidenziali di ‘premierato’ e pretese di ‘supplenza’ giudiziaria, in un ‘cocktail’ ibrido i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Ora, si deve dare atto sia a Berlusconi sia a Prodi di aver cercato di interpretare il nuovo corso della politica italiana, rafforzando la posizione del Governo, come centro decisionale di riferimento, nella prospettiva di sottrarsi alle angustie del condominio politici/giudici (nei termini come sopra descritti); entrambi, hanno pagato l’ambizione di voler ridimensionare il ‘condominio’, subendo significativamente la stessa umiliazione, ovvero dover subìre la delegittimazione dei rispettivi Ministri della Giustizia: Prodi, il Ministro Mastella, Berlusconi Alfano (vedi riforma Mastella; vedi ‘lodo’ omonimo), colpevoli entrambi di aver tentato di riequilibrare il rapporto politica-magistratura (come, del resto, era loro mandato istituzionale fare). A questo punto, credo risulti più lineare e semplice comprendere la vera genesi dell’antiberlusconismo: è stata la reazione di odio mediatico e politico contro un personaggio politico scomodo, quasi sovversivo per essersi da subito, e in tempi non sospetti, posto “di traverso” al ‘condominio’ italiano, in nome di un maggiore accentramento di competenze decisionale in capo alla politica (Prodi diversamente era espressione di quel ‘condominio’: vedi esperienza alla Commissione UE) come chiave di volta per il rilancio dell’economia e dell’intero “sistema” Italia. Mi rendo conto che Berlusconi come uomo politico e come persona può non piacere: ma se c’è un’intuizione valida da cui la politica italiana deve partire per auto-riformarsi e riprendere il timone per stimolare l’economia italiana (e ridare, dopo la crisi, credibili prospettive di ripresa alle imprese, alle famiglie, ai lavoratori, ai giovani e ai pensionati), questa deriva da Berlusconi; il fatto che la figura politica di Prodi sia nata in diretta emulazione di Berlusconi è cosa che deve fare riflettere.

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