22 ott, 2009
Il “metodo Saviano”: la camorra va sconfitta prima come mito
Si può non convenire con la sovraesposizione mediatica di Saviano; e si può anche non accettare alcuni aspetti di manifesta spettacolarizzazione della sua campagna anti-camorra. Ricordo, però, che le stesse accuse furono mosse a Giovanni Falcone, alla vigilia della costituzione della Super-Procura Antimafia. Ai tempi di Falcone, la testimonianza mediatica del Magistrato è indiscutibilmente servita a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica contro la mafia e nel conferire ADEGUATA COPERTURA SOCIALE all’ opera degli investigatori (favorendo anche indubbi progressi tecnici); pertanto, io credo che, per lo stesso ordine di ragioni, possa tornare sempre utile oggi contro la camorra l’esposizione mediatica di Roberto Saviano. Certo, mi rendo conto che una cosa è la denuncia, altra è l’attività investigativa e di recupero del tessuto sociale guastato dalla camorra (vedi attività di ‘Libera’…). Ma, in fin dei conti, cos’ è meglio? Parlare di camorra nei termini brutali, ma realistici, di Saviano? O piuttosto parlare di criminalità organizzata, come faceva Puzo ne ‘il padrino’, ammantandola di calore? Come dire: “sì i mafiosi uccidevano perché l’ambiente li costringeva ma in fondo erano brave e buone persone attaccate alla famiglia!” (vedi MANCUSO, Perché non possiamo non dirci mafiosi, Mursia 2005)! Lungi da noi, queste falsificazioni, oggetto, oltre tutto, di denunce recentissime da parte del Procuratore Piero Grasso (in merito ad alcune ‘fiction’ su mafia e camorra). Non vedo motivi, questo, per pensarla diversamente: già la Camorra e la mafia mettono basi di consenso, perché sono sempre attentissime nel presentarsi alla gente con il volto buono e solidale dei BENEFATTORI (che danno lavoro ai disoccupati, che non fanno pagare le bollette ai poveretti, che proteggono gli abusivi delle case popolari …) e non col loro VERO volto CRIMINALE e VIOLENTO; e, come se non bastasse, certi sceneggiatori irresponsabili pennellano ‘boss’ e ‘accoliti’ come ‘brave persone’; magari col senso della FAMIGLIA! (senza contare come questa parola FAMIGLIA evochi nel Sud arcaici e profondi sentimenti di SOLIDARIETA’, LEALTA’ ed APPARTENENZA). Il più grande servizio contro la camorra che uno scrittore-giornalista può fare è quello di mostrare le siringhe sulla sabbia della spiaggia domiziana, la brutale adesione allo spaccio di padri di famiglia ‘che non arrivano a fine mese’ (come se la droga fosse un ‘pronto contro termine’!), mostrare gli artigiani veri dei tessuti che perdono il lavoro per la sfacciataggine dei falsificatori protetti dalla Camorra! Tutto questo, comunque, va bene, finchè si resta a livello LETTERARIO e GIORNALISTICO PURO: dobbiamo, comunque, guardarci dalla smania DEDUTTIVISTICA (vedi Travaglio e De Magistris) che pretende di DEDURRE RESPONSABILITA’ CRIMINALI E POLITICHE DIRETTE DEL SISTEMA DI MALAFFARE DEL SUD, come se processi sociali stratificatisi nei secoli fossero risolvibili solo additando alla pubblica piazza ‘forcaiola’ due o tre nomi eccellenti, senza mettere mano (come invece serve!) ad un’opera più lunga, complessa e paziente di bonifica della criminalità, attraverso leggi e riforme adeguate, implicanti un nuovo rapporto tra il Sud, l’Amministrazione Pubblica e il sistema delle imprese: il solo capace di isolare la criminalità. Per questo, resto convinto che non sia costruttivo usare le opere di Saviano per campagne di giustizialismo alla De Magistris, e per altre varie forme di STRUMENTALIZZAZIONI POLITICHE.
