Arezzo Polis

Spazio di dibattito politico e critica culturale

Appuntamenti con la Storia

Tags: , , , , , ,

9 commenti

La legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale.

di Antonino Armao -

Per chi ancora crede nell’obbligatorietà dell’azione penale, c’è la storia del “Lodo Scalfaro” raccontata da Francesco Misiani, ex Pm della Procura di Roma nel suo libro “La toga rossa”. I fatti sono noti e risalgono al 1993.

Quattro funzionari del Sisde indagati per peculato dalla Procura di Roma rivelarono di avere consegnato, negli ultimi dieci anni, a tutti i ministri degli Interni, con l’eccezione di Amintore Fanfani, un “contributo” mensile di cento milioni di lire. Tra di essi c’erano l’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, che era stato ministro degli Interni dal 1983 al 1987, e il ministro degli Interni dell’epoca, Nicola Mancino, oggi numero due del Csm. Al gioco al massacro “non ci sto!”, tuonò il presidente Scalfaro, rispondendo alle accuse in diretta televisiva, il 3 novembre del 1993. Il dispositivo che da quel momento la Procura di Roma scelse di mettere in atto sotto la propria discrezionalità – un vero e proprio “scudo” – ha consentito al presidente Scalfaro di evitare di dover rispondere dell’accusa di peculato davanti al Tribunale dei ministri. Il primo passo fu arginare il torrente di rivelazioni da parte degli indagati-accusatori. Il giorno successivo il “non ci sto”, la Procura di Roma accusò formalmente i funzionari del Sisde di “attentato agli organi costituzionali” ai sensi dell’articolo 289 del codice penale, che recitava: “È punito con la reclusione non inferiore a dieci anni, qualora non si tratti di un reato più grave, chiunque commette atti diretti a impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente, al presidente della Repubblica e ad altre cariche istituzionali l’esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge”.

Com’era prevedibile, dopo che furono messi sotto inchiesta per attentato agli organi costituzionali, rischiando una condanna pesantissima, quei funzionari decisero di tacere, E ci fu chi, come l’ex presidente della Corte costituzionale, Ettore Gallo, osservò che “chiunque commette un fatto che esercita turbamento sulla psiche del presidente della Repubblica si macchia di un grave reato”. “Può accadere che la nostra attività sia da altri sfruttata in malafede”, dichiarava il pm Coiro al Corriere della Sera.

Messi a tacere i poco attendibili accusatori, in seconda battuta, il procuratore capo Mele e i suoi magistrati ricorsero a una interpretazione estensiva dell’articolo 90 della Costituzione, in base al quale “il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione”. In realtà, la vicenda dei fondi del Sisde non aveva nulla a che fare con le funzioni di Scalfaro quale presidente della Repubblica, bensì quale ministro degli Interni. I pm decisero comunque per l’interpretazione estensiva e, quindi, che le accuse contro di lui andavano tecnicamente “congelate” in attesa della scadenza del suo settennato.

Scalfaro, diventato presidente della Repubblica, non era penalmente perseguibile. Solo alla fine del settennato, cessata ogni immunità costituzionale, sulla spinta di un’interpellanza parlamentare e di un esposto del deputato di Forza Italia Filippo Mancuso, ex ministro della Giustizia nel governo Dini, la Procura di Roma fu indotta a “scongelare” gli elementi accusatori emersi sei anni prima a carico di Scalfaro nella sua veste di ministro degli Interni tra il 1983 e il 1987. Il 3 giugno 1999 l’ex presidente fu formalmente iscritto nel registro degli indagati dalla procura della Repubblica di Roma, che investì subito il Tribunale dei ministri del caso, sollecitandone l’archiviazione. Tuttavia, mentre Gava e Scotti avevano dovuto difendersi dall’accusa di peculato, a Scalfaro fu contestato semplicemente l’abuso d’ufficio, ormai largamente prescritto. Infine, il 18 luglio 2001, arrivò la definitiva archiviazione da parte del Tribunale dei ministri.

Come dire: la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale.

(Fonte: Federico Punzi – IL VELINO  - 8 ottobre 2009)

9 commenti

  1. Giorgio Frabetti scrive:

    uno degli episodi più torbidi ed oscuri della Repubblica italiana.
    Ma non è che il povero Scalfaro se la sia cavata con stile.
    Ricordo l’esordio da brivido: “Prima hanno provato con le bombe, poi col più ignobile degli scandali!”.
    Schizzato dai “fondi istituzionali” e da una lontano sospetto di ‘costituzione di riserva exta-contabile’ (che poteva portare ma non necessariamente alla corruzione), Scalfaro restituisce agli accusatori del SISDE non solo l’accusa di provocare lo scandalo, ma addirittura l’accusa di terrorismo dinamitardo (per la cronaca, al 03 nov. 1993, l’Italia era reduce da una misteriosa recrudescenza stragistica che aveva colpito per lo più luoghi d’arte dal maggio al luglio di quell’anno, addebitati poi alla mafia con sentenze definitive, ma inizialmente rivendicate da una misteriosa ‘falange armata’ dietro cui nacque subito la psicosi della P2 e dei ’servizi deviati’).
    Non c’è male!

  2. Antonino Armao scrive:

    Sig. Chiarini,
    non ha niente di cui scusarsi, la sua conversazione è sempre gradevole.
    Da semplici cittadini appassionati di politica e non da giornalisti (sarei per l’abolizione dell’Albo, si figuri) quando ci fa l’onore di un suo articolo? redazione@arezzopolitica.it.
    Ci sorprenda.

  3. giorgio chiarini scrive:

    mi scusi per un anonimato davvero non voluto in testa al commento ma con firma ben evidente in calce (o uasi)
    ecco un punto: i lettori ammaliati ( ha fatto caso al vocabol? Lei usa : ammaliare deriva da MALIA, sinonimo di UN EFFETTO A SCONCERTARE, quindi da MALUS =CATTIVO; quando si dice ….. ) non cambieranno un opinione, quelli più attenti alle malie forse si. Per i puri di cuore: i giornalisti dovrebbero informare più che ammaliare (sed mala tempora currunt)

    saluti
    giorgio chiarini

  4. Antonino Armao scrive:

    Ringrazio l’Anonimo commentatore (Giorgio Chiarini) per la corretta precisazione. Sono sicuro che la lettura integrale dell’articolo (molto lungo) di Federico Punzi cambierà radicalmente l’opinione dei lettori ammaliati dal titolo che è mio e che confermo integralmente: “la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale”.

  5. Anonimo scrive:

    prendi per ottimo il consiglio
    di lettura
    per quanto riguarda il merito sembra che il suo pc pecchi nel programma di copia/incolla; è opportuno così richiamare l’attenzione su un passaggio che la sua fonte da lei correttamente dichiarata a chiosa dell’articolo invece sottolinea. Ora, se vorrà, potrà Lei stesso prodursi nella correzione che, a mio modesto parere, non mancherà di ricostruire un quadro entro la ciu cornice i magistrat della procura di Roma ebbero a muoversi. Nell’intento di aiutarla Le propongo tra virgolette il passaggio come segue, copiato ed incollato dall’articolo del Velino
    “Ma la preoccupazione dei magistrati non era del tutto campata in aria. Esisteva infatti la concreta possibilità che gli indagati stessero cercando di alzare un polverone, chiamando in causa esponenti di rilievo della politica, ministri ed ex ministri:”
    LO inserisca pure dove vuole: per la nettezza del concetto non è necessario un inserimento esatto che comunque è tra “grave reato ” e “può accadere che la nostra attività….”
    C’e’ anche un ulteriore brano che involontariamente Le è sfuggito : indicherebbe come quella soluzione, che peraltro potè essere adottata per il potere di discrezione che la magistratura ha, non fu anche per il Presidente Scalfaro scevra da polemiche. Per gli interessati:
    http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=964381#news_id_964381
    sempre ringraziandola
    giorgio chiarini
    L.B
    Per i reati commessi al di fuori dello svolgimento delle sue funzioni istituzionali il presidente della repubblica è responsabile come qualsiasi cittadino.
    In concreto, però, la dottrina dominante ritiene esista improcedibilità in ambito penale nei confronti del presidente durante il suo mandato; nel caso del presidente Oscar Luigi Scalfaro (sotto accusa per peculato), di fronte al suo rifiuto di dimettersi e alla mancanza di iniziative da parte del parlamento, il processo fu dichiarato improcedibile.

  6. Antonino Armao scrive:

    Dimenticavo.
    Non so se il cosiddetto “Lodo Scalfaro” fu o non fu errore perchè non so cosa intende lei per “errore”. L’applicazione del diritto non si valuta con i metri scolastici. Gli errori giudiziari si riparano con i gradi successivi di giudizio. E non ce ne sono stati. Ergo il “Lodo Scalfaro” non fu errore in senso giuridico.
    “Lodo” è un termine improprio per un atto legislativo. Si usa per indicare la pronuncia di un collegio arbitrale. Nel caso di specie si vorrebbe sottolineare il valore conciliativo di un atto di composizione tra interessi e valori costituzionali diversi e ugualmente meritevoli di tutela.
    Saluti.

  7. Antonino Armao scrive:

    Gentile Sig. Chiarini,
    come ho già scritto, riferisco di fatti narrati con dovizia di particolari da un ex Pm della Procura di Roma, Francesco Misiani, il quale, ritengo sia dotato di una cultura giuridica sufficiente per fare il Magistrato.
    Se poi intende sapere (le riconosco molto garbo nel modo in cui l’ha chiesto) se ho fatto le scuole dell’obbligo, mi sento di tranquillizzarla: ho l’abilitazione all’esercizio della professione legale rilasciata dalla Corte d’Appello di Firenze nel 1992.
    A proposito. Le consiglio la lettura dell’ultimo libro di Luciano Violante “Magistrati”. Ed. Einaudi

  8. giorgio chiarini scrive:

    fu errore o non fu errore?
    ma viene mai spiegato cosa si vuole indicare con il termine “lodo”?

    si potrebbe sospettare che la proporzione nello specifico di ora e dello specifico di allora hanno un peso nelle cosiderazioni generali ?

    chi scrive ha una cultura giuridica per illustrare, paragonandoli, due casi così giuridicamente diversi?

    ringraziando per l’ospitalità
    giorgio chiarini

  9. giorgio chiarini scrive:

    fu errore o non fu errore?

Lascia un commento

You must be logged in to post a comment.