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Scudo fiscale: la sinistra da che parte sta?

di Antonino Armao.

Come sempre, dopo ogni uscita dell’On. Donella Mattesini, tocca prendere carta e penna per ripristinare un pò di equilibrio e di pluralismo nell’informazione locale.
Le cose dette dall’Onorevole sullo scudo fiscale, cioè sul provvedimento che favorisce il rientro dei capitali dall’estero,  vanno oltre la legittima critica politica, ma rappresentano  nient’altro che il solito tentativo malriuscito di delegittimare l’avversario accusandolo genericamente di essere un delinquente. Tutto qui, nient’altro.
L’Onorevole ha affermato che “Il decreto legge approvato ieri è una autentica amnistia perché estende la non punibilità per una gamma di reati che va dal falso in bilancio alla falsa fatturazione, all’occultamento od alla distruzione di documenti contabili, alle false comunicazioni sociali, impedendo l’utilizzo degli elementi emersi anche nei processi che potranno essere avviati a carico dei beneficiari dello scudo fiscale”.
Niente di tutto questo corrisponde a verità ed a sconfessare l’Onorevole non è il sottoscritto o il PdL, ma lo stesso Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica e già alto dirigente dello stesso Partito comunista da cui provengono entrambi.
Nella nota diffusa ieri dal Quirinale si leggeva: “La previsione di ipotesi di non punibilità subordinata a condotte dirette ad ottenere la sanatoria di precedenti comportamenti non è ritenuta qualificabile come amnistia in base a ripetute pronunce della Corte Costituzionale, da ultimo con ordinanza 9 aprile 2009 n. 109”. Nessun problema, dunque, per il Colle nel promulgare la legge, tanto più che “la complessiva disciplina dello scudo fiscale comprese le ulteriori modificazioni introdotte in materia nel testo del decreto-legge n. 103 del 2009 – disciplina che più correttamente avrebbe dovuto trovare collocazione nel testo originario del decreto-legge anticrisi – comporta scelte di merito che rientrano nella esclusiva responsabilità degli organi titolari dell’indirizzo politico di governo”. La nota rilevava infine che “sono state confermate le correzioni che avevano accompagnato la promulgazione della legge di conversione del precedente decreto. Infatti, la legge prevede la punibilità di tutti i reati strumentali all’evasione fiscale per i quali sia stata già esercitata l’azione penale e stabilisce che le dichiarazioni di rimpatrio o di regolarizzazione sono utilizzabili a sfavore del contribuente nei procedimenti penali pendenti e futuri. Quanto al riciclaggio e agli altri reati che la legge esclude dal beneficio della non punibilità – concludeva il capo dello Stato -, si è preso atto dei chiarimenti forniti dal governo in sede parlamentare e dalla Agenzia delle entrate, secondo cui la legge mantiene l’obbligo di segnalare le operazioni sospette di costituire il frutto di reati diversi da quelli per i quali si determina la causa di non punibilità”.
Perciò delle due l’una: o l’On. Mattesini si è iscritta al partito di Tonino Di Pietro il quale, indossando una coppola, ieri, in Piazza della Repubblica a Roma, ha detto che Giorgio Napolitano “ha compiuto un atto di viltà e abdicazione” oppure l’Onorevole Mattesini , sullo scudo fiscale, ha detto una fila di banalità e di luoghi comuni presi dall’arsenale arrugginito della vecchia scuola del PCI che insegnava a delegittimare l’avversario quando non puoi batterlo nel merito.
Eppure ieri un altro suo compagno, Massimo D’Alema ha detto: “Chi fa della legalità la sua bandiera dovrebbe rispettare le istituzioni dello Stato democratico. Altrimenti viene meno a un messaggio di coerenza e serietà”. E se Vannino Chiti (Pd) dice “Mai più alleanze con Idv” il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa indica Di Pietro “come una vergogna nazionale”.
Il PdL sta dalla parte delle Istituzioni. La sinistra dell’On. Mattesini, da che parte sta?

Antonino Armao
Circolo di Piazza Giotto – PdL

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3 commenti

  1. giorgio chiarini scrive:

    Gentile Sig Armao,
    per non approfittare del vantaggio che mi procurerei rispondendole al suo appunto tutto proprio oggi all’indomani della sentenza della Consulta sulla legge Alfano ( la prego di non chiamarla “lodo ” che è altra cosa ) vorrei rispondere come Lei, sono sicuro, vorrebbe rispondessi: dalla parte delle Istituzioni.
    sempre ringraziandola
    giorgio chiarini

  2. Antonino Armao scrive:

    Caro Sig. Chiarini,
    il suo garbato commento merita una risposta.
    Certo che dobbiamo pretendere una classe politica migliore. E sa come è possibile? Se la gente per bene diventa meno qualunquista e comincia a preoccuparsi della cosa pubblica. Se la gente per bene la smette di dire che la politica è una cosa sporca e comincia a sporcarsi le mani con la politica. Se la gente per bene la smette di sputare sopra i politici e comincia ad occuparsi attivamente della politica a costo di prendersi qualche sputo.
    Allora riformulo la domanda finale. Lei, gentile Sig. Chiarini, da che parte sta?

  3. CHIARINI GIORGIO scrive:

    Ma è l’aria che si respira, gentile sig. Armao!
    Perchè le argomentazioni della Presidenza della Repubblica giungono chiarire aspetti che la presidenza stessa aveva sottolineato.
    Non si consumi nella indignazione: noi tutti viviamo un momento storico della nostra patria meschino prima che fosco. Così le coppole fanno il paio alle fette di mortadella ed il quesito finale come Lei lo pone non convince affatto.
    Posto che lo stesso Presidente del Cosiglio Berlusconi non fa mistero di voler snellire gli affari istituzionali fino al limite di qualche svuotamento delle stesse istituzioni, il quesito finale avrebbe potuto essere:
    possiamo noi tutti pretendere una classe politica migliore al nostro servizio?
    ringraziando per l’ospitalità
    Giorgio Chiarini

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