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Cosa farà “da grande” l’UdC?

Redazione.

Al di là delle dichiarazioni di maniera di Pier Ferdinando Casini, l’Udc ha un interesse evidente a non stringere un patto su scala nazionale con il Partito Democratico. Liquidando le battute antiberlusconiane del leader come una strategia tutta democristiana per conquistare settori moderati e cattolici del Popolo della Libertà, il discorso più serio riguarda piuttosto cosa farà l’UdC “da grande”.

E’ presumibile che, nella peggiore delle ipotesi, cercherà di mantenere una politica delle “mani libere” attraverso cui stipulare di volta in volta accordi territoriali o con il centrodestra o con il centrosinistra, a seconda delle convenienze, non rinunciando in taluni casi anche a correre da solo. Così come nel Popolo della Libertà si conoscono alla perfezione i dati elettorali (politiche 2008 ed europee 2009) anche Casini sa bene di rappresentare l’ago della bilancia in numerose delle regioni che andranno al voto a marzo.

Guardandola con gli occhi del Popolo della Libertà, un eventuale accordo con l’UdC permetterebbe al centrodestra di conquistare praticamente a mani basse molte regioni. Va aggiunto che le ultime due tornate elettorali rappresentano uno “storico” che i centristi non sono disposti ad ignorare: correndo da soli hanno perso voti e seggi.

Casini, dunque, ha mantenuto lo zoccolo duro del suo elettorato garantendo una continuità di linea politica che ha permesso al popolo dell’ Udc di non sentirsi abbandonato sotto il profilo di ideali e strategie. Bisogna però sottolineare che lo stesso Udc fa parte, come il Pdl, del Partito Popolare Europeo, e che i due corpi elettorali sono molto più simili si quanto Casini voglia ammettere. E’ per questo che una politica delle “mani libere” ha evitato pericolose capriole ideologiche in grado di allontanare l’elettorato centrista. Un vecchio detto recita: “chi lascia la via vecchia per la nuova sa cosa perde ma non sa cosa trova”.

E’ infatti possibile, se non probabile, che un accordo su scala nazionale tra Udc e Partito Democratico disorienti e allontani gli elettori. Udc e Pd, infatti, sono assolutamente diversi sia sotto il profilo ideologico, sia sotto il profilo dei programmi e se, come tutto lascia presupporre, dovesse essere eletto segretario Bersani, oltre all’Idv si affaccerebbero all’orizzonte anche alleanze con i comunisti affinché il centrosinistra torni ad essere competitivo sul piano elettorale. Questo non verrebbe capito dagli elettori che di certo non si identificano in Diliberto, Ferrero e Pecoraro Scanio.

E’ per questo motivo che se la strada per un accordo tra Pdl e Udc è impervia ma non proibitiva, anzi probabile, come sostiene il Sottosegretario Bonaiuti. Viceversa un patto con il centrosinistra porrebbe Casini di fronte ad una situazione di cui non può prevedere le conseguenze, anche se può facilmente intuirle: il crollo dei voti.

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