30 ago, 2009
Sprecopoli toscana. Ovvero le politiche sociali per la famiglia… degli altri.
Da una ricerca IPER – UGL (Istituto per le ricerche economiche e sociali della Unione Generale del Lavoro) abbiamo dati che illustrano il quadro delle politiche sociali a favore della famiglia in vigore in molte regioni ed enti locali del territorio nazionale.
I risultati di queste politiche sono destinati ad influenzare la qualità della vita dei cittadini.
In Lombardia, diversi comuni hanno adottato il cosiddetto “Bonus Bebé”, con delle condizioni che però possono variare.
Il comune di Milano richiede infatti una residenza di almeno tre anni ed un Isee minore di 18.000 euro.
L’amministrazione comunale di Brescia chiede una residenza di due anni e
l’aver partorito o adottato un figlio nel 2008; in cambio offre un assegno di mille euro aperto anche alle cittadine straniere.
Sempre nel capoluogo meneghino, le famiglie con più di tre figli possono
contare su di un assegno di poco meno di 130 euro per 13 mensilità. Inoltre, è prevista la concessione di un assegno a tutela della genitorialità (300 euro mensili) dalla ventisettesima settimana fino al primo anno di vita del bambino.
La regione Lombardia ha puntato molto sull’istruzione, adottando un buono
scuola per il quale sono stati stanziati 195 milioni di euro. Il contributo è riservato agli studenti di età compresa tra i 6 e i 18 anni di età, che frequentano scuole statali, paritarie o corsi di formazione professionale.
Chi ha perso il posto di lavoro o, comunque, intende riqualificarsi ha a
disposizione un voucher formativo, destinato a finanziare corsi di formazione il cui costo non sia superiore a 5.000 euro. È prevista anche una indennità di 300 euro per un massimo di dieci mensilità per attività di orientamento e reinserimento lavorativo.
Anche nel Lazio, la regione ha introdotto un Bonus Bebè (500 euro) riservato ai soli nati o adottati nel 2008.
Il Comune di Roma ha, invece, recentemente lanciato la Carta bimbo. Si tratta di un bonus per le mamme che nel 2009 e fino all’8/05/2010 partoriranno nelle strutture ospedaliere convenzionate con il Comune di Roma; esse riceveranno una carta con 300 euro con sconti del 30% in determinate farmacie nonché l’assistenza pediatrica 24 ore su 24.
Sempre il comune di Roma prevede un kit per la scuola con limiti di redditi e
differenziato per ordine e grado.
Dalla regione Lazio arrivano invece il sostegno all’assunzione di badanti con
rimborso dei contributi previdenziali nei primi sei mesi dall’inizio del rapporto di lavoro; le agevolazioni per giovani e disoccupati per il trasporto pubblico; l’assegno di 580 euro riservato a disoccupati e precari con reddito lordo inferiore a 8mila euro ed iscrizione presso i centri per l’impiego da almeno due anni; agevolazioni per le famiglie numerose (almeno quattro figli minori).
Bonus neonati pure a Cagliari (250 euro) e in Friuli Venezia Giulia (da 500 a mille euro), mentre dal Piemonte arriva un bonus badanti differenziato per livello di necessità assistenziale.
Il comune di Napoli concede un assegno alle famiglie numerose (almeno 3 figli minori), con la regione che ha introdotto il reddito di cittadinanza, pur con i suoi limiti in fatto di finanziamento.
E in Toscana? E ad Arezzo? Niente di tutto questo.
Nel Comune di Arezzo si realizzano interventi sociali attraverso un complesso e farraginoso sistema di programmazione multilivello (regionale e zonale) tutto toscano, retaggio del “piano quinquennale” di antica memoria. In pratica decide Firenze quello che si fa ad Arezzo.
Dal sito del Comune di Arezzo si apprende quindi che per la famiglia intesa come gruppo sociale e non come semplice somma di individui (l’anziano, il disabile, il bambino, la donna, considerati isolatamente non rappresentano la complessità dei bisogni di una famiglia) esistono risposte che potremmo definire molto “psico-pedagogiche” ma certamente poco verificabili nei risultati.
Accanto ai tradizionali servizi sociali obbligatori per legge, troviamo perle come queste che, giova ricordarlo, costano diversi soldi in termini di stipendi ai dipendenti, parcelle ai consulenti e contributi alle associazioni di “volontariato”:
- Centro giovani “Punto G”, è un luogo dove fare nuove conoscenze, confrontarsi, far due chiacchiere. Gratuito.
- Le Tartarughe. Percorsi di sensibilizzazione, formazione e approfondimento per genitori, educatori, operatori sociali sul tema della genitorialità. Gratuito.
- Le Cicogne. Percorsi di sostegno (psico-pedagogico) alle madri e ai padri durante il primo anno di vita del loro bambino. Gratuito.
- Tempo per l’Ascolto” è un servizio a carattere educativo e ludico, rivolto a bambini in età compresa tra i 3 mesi e i 3 anni ed i loro accompagnatori: genitori, nonni, baby sitter. A pagamento.
Proviamo a moltiplicare spese come queste per le nove province toscane e poi ne riparliamo.
