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RU486:la banalizzazione della vita

di Federico Mugnai.

La tecnocrazia fa passi da gigante, mentre l’umanità pare solo assuefatta da questo pensiero. E’ questa una desolante constatazione che si ricava dalla realtà del XXI secolo. La scienza ha sovrastato e inaridito il pensiero umano. Ne è conferma la pillola abortiva RU486, il cui successo pone inevitabili interrogativi ai quali dover rispondere. Le semplificazioni che il progresso scientifico sta apportando su varie questioni riguardanti la vita dell’uomo, non possono essere sempre giudicate a priori positivamente, in special modo quando la scienza va ad “intromettersi” su questioni etiche, che non riguardano il singolo individuo, ma investono l’intera umanità. Non è più una contrapposizione solo ed esclusivamente tra scienza e fede, come alcuni liberali, laicisti, comunisti e via discorrendo pensano; bensì si dibatte oggi sulla concezione che si ha dell’uomo, della vita e dell’essere. E’ in atto, quindi, lo scontro tra relativismo e oggettivismo, tra materialismo e spiritualismo ( inteso in senso lato e non circoscritto solamente alla sfera religiosa).

Questa pillola, devo ammetterlo, si rivela straordinaria. Si, straordinaria per la sua devastante opera distruttrice e corrosiva sul senso della vita. Tende ad appiattire e relativizzare tutto riuscendo a rendere privato, indolore e indifferente l’aborto. Banalizza cioè in maniera crudele la morte di un nascituro che non nascerà! Praticamente viene persa la percezione del profondo e drammatico significato dell’aborto, delle sue conseguenze, che sono sia individuali, sia familiari che sociali. La gravidanza diviene un semplice “disturbo” di cui “liberarsi” con una facilità imbarazzante; cioè con la semplice assunzione di una pillola! Credo però, che le conseguenze più deleterie della RU486 rifletteranno principalmente il pensare e l’agire umano. Si tratta infatti dell’ulteriore spoglio della vita da tutto ciò che è immateriale, sensibile e trascendente. E questo in nome della “libertà” e del “progresso”, parole che a volte rimangono vuote, prive di senso e al servizio della bieca strumentalizzazione per nascondere in realtà l’aridità, l’egoismo e la crudeltà dell’uomo. Con ciò si tende quindi a banalizzare in special modo l’esistenza umana. A tutto questo io mi dichiaro contrario. E’ giunto il momento di riflettere, di aprire gli occhi e domandarci quale sia il senso della vita. Personalmente sento che è scoccata l’ora di combattere questa battaglia per la vita prima che certo progresso scientifico abbatta anche le ultime resistenze per affermare il pensiero calcolante; per fare in modo cioè che la tecnocrazia domini le menti umane rendendole prive di quei sentimenti, di quel senso metafisico, naturale e allo stesso tempo sovrannaturale che anima il mistero della vita in tutta la sua straordinarea complessità.

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