4 ago, 2009
Perchè non esiste giustizia?
di Federico Mugnai
Ho appreso stamani la notizia che Valerio Fioravanti, l’estremista di destra, autore alla fine degli anni ‘70 ed inizio ‘80 di un numero impressionante di delitti, è ora un uomo libero. Devo ammettere che questa notizia è stato un duro colpo inferto all’intera Nazione. Una fitta nello stomaco mi ha attraversato, una sofferenza indicibile ho percepito, perchè in quel momento ho fatto fatica a sentirmi orgoglioso di essere italiano. Ed intanto insieme a Fioravanti, scorrevano nella mia mente altri nomi di criminali che sono ora in libertà; come Cesare Battisti e molti suoi compagni delle Br, ai quali, non è bastato compiere stragi, uccidere, fomentare odio politico e sociale per “meritarsi” una condanna severa da parte dello Stato. Ed allora mi sono domandato: perchè non esiste giustizia? Perchè se una persona tradisce la fiducia dello Stato che ne tutela la libertà, lo Stato assolve il suo traditore e/o tende sempre a compatire il colpevole dimenticandosi della/e vittima/e? Sono due i pensieri che, a mio avviso, hanno con il tempo modificato la “forma mentis” di molti italiani: il cristianesimo ed il marxismo. Non possiamo infatti ignorare l’influenza che in Italia il marxismo e il cristianesimo hanno avuto e continuano ad avere. E per quanto concerne la giustizia, anche se partendo da presupposti e tesi diverse, il pensiero comunista e il cristianesimo sono convergenti. Il cristianesimo fa propria la morale del perdono e del pentimento, della commiserazione, del pietismo e della necessità da parte della comunità di aiutare in maniera compassionevole chi sbaglia a reintegrarsi in essa. Per il cristianesimo, la salvezza delle anime va a coincidere con la salute della società. Il marxismo va oltre questa teoria. Marx afferma che è la realtà in cui si vive a modificare il pensiero e che quindi “è la vita che determina la coscienza”. In altri termini, le idee sono un riflesso delle condizioni di vita, dei rapporti sociali. E’ chiaro come, sia il cristianesimo, sia il marxismo tendano in questa maniera a deresponsabilizzare l’individuo e immetterlo nella collettività. Seguendo questo ragionamento, qualsiasi crimine, anche il più brutale, viene così attenuato e quasi giustificato. E’ la società, è il clima sociale, le sue condizioni umane, ad aver spinto l’individuo a compiere quel particolare crimine. Alla fine il crimine ricade nella società e non nel colpevole, in quanto quest’ultimo è solo l’indiretto responsabile di tutto ciò. Le attenuanti per “l’incapacità di intendere o di volere” e via discorrendo sono sintomi di questa mentalità “catto-marxista.”
E’ ovvio che una parte consistente del popolo italiano rifiuta categoricamente questo modo di intendere la giustizia. Credono nella responsabilità dell’individuo in ogni sua azione, nella sua capacità di pensare ed agire liberamente. Credono che il clima sociale incida nelle azioni dei singoli, ma che questo non sia un’astrazione, ma creazione degli uomini. Pensano quindi che nessun condizionamento esterno possa incidere in modo tale da alienare l’individuo; bensì ogni azione sia il frutto della propria coscienziosa volontà. E pensano che i colpevoli meritino una pena severa in proporzione alla gravità del reato commesso. In alcuni casi non sono contrari alla pena di morte.
Se oggi fosse vivo, Fedor Dostoevskij troverebbe forse molti nemici per il suo celeberrimo libro ”Delitto e castigo”, a cui preferirebbero “Delitto e libertà”, un libro che in realtà non esiste, ma che è forse la formula a cui si ispira oggi la giustizia italiana. Non rendendosi conto che questa giustizia risponde solo a suggestioni, ideologie che sono aliene dalla realtà e dalla natura dell’uomo.

A proposito di Dostoevskij, ecco una pagina tratta da delitto e castigo in cui lo scrittore russo spiega la natura profonda della mentalità comunista. 150 anni fa, questo grande scrittore aveva già compreso il delirante sviluppo delle tesi marxiste.
“Eravamo partiti dalla concezione dei socialisti. È nota: il delitto è una protesta contro l’ingiustizia dell’ordinamento sociale, niente di piú; non ci sono altre cause, e basta!…”
“Ed ecco che tu sei già fuori strada!” gridò Porfirij Petrovic. Egli si andava visibilmente animando e non faceva che ridere, guardando Razumíchin, stuzzicandolo cosí ancora di piú.
“N-non ci sono altre cause,” lo interruppe con foga Razumíchin, “e io non sono fuori strada!… Posso mostrarti i loro libri: per loro, tutto dipende dall’’ambiente che corrompe’, e basta! È la loro frase preferita! Ne consegue direttamente che se si riorganizza la società, subito tutti i delitti scompariranno, perché non ci sarà piú nulla contro cui protestare, e in un batter d’occhio tutti diventeranno probi. La natura non la prendono in considerazione, la natura viene cancellata, la natura non c’entra! Per loro non è l’umanità che, attraverso lo sviluppo storico, attraverso il cammino della vita, percorso sino in fondo, si trasformerà finalmente, da sola, in una società giusta; ma è il sistema sociale che, balzando fuori da chissà quale mente matematica, metterà subito ordine in tutta l’umanità, rendendola in quattro e quattr’otto proba e senza peccato, al di fuori di qualsiasi vitale processo storico! È per questo che, istintivamente, odiano tanto la storia: ‘Non ci sono in essa che mostruosità e stoltezze’; e tutto viene spiegato con la stoltezza… Per questo, anche odiano tanto il vitale processo della vita: non c’è bisogno di un’anima viva! La vivente anima della vita ha delle esigenze; l’anima vivente non obbedisce alla meccanica, l’anima vivente è sospetta, l’anima vivente è retrograda! E se c’è puzzo di morto, uno se la può fare di caucciú; cosí, in compenso, non sarà vivente, sarà priva di volontà, sarà obbediente, non si ribellerà! Il risultato è che hanno ridotto tutto a una costruzione di mattoni, alla disposizione dei corridoi e delle stanze nel falansterio. Il falansterio è pronto, ma la natura non è ancora pronta per il falansterio; essa vuole la vita, non ha ancora completato il suo processo vitale, è troppo presto per il cimitero! Con la sola logica non si può scavalcare d’un salto la natura! La logica può prevedere tre casi, mentre ce n’è un milione! Allora, si cancella questo milione e si riduce tutto a una semplice questione di comfort! Questa è la soluzione piú facile! È di una chiarezza seducente, e non c’è bisogno di pensare! Soprattutto, non c’è bisogno di pensare! Tutto il mistero della vita trova posto in due fogli di stampa!”