3 ago, 2009
Toscana: record nazionale di reati di stalking. Lo spunto per una riflessione.
E’ recente la ricerca promossa dall’Osservatorio nazionale Stalking di Roma che ha monitorato su 14 regioni italiane, l’incidenza dei reati di stalking.
La ricerca è il risultato dell’analisi di 8400 questionari che i volontari dell’ONS, hanno raccolto nel campione delle regioni italiane individuate.
Le analisi delle variabili socio demografiche hanno posto in evidenza un’assoluta trasversalità dello stalking.
Significative sono le percenutali sul sesso delle vittime, l’ 80% sono donne, e sul sesso dei persecutori, il 70% sono uomini.
La regione dove si registra il più elevato numero di casi è la Toscana con il 38% seguita da Basilicata, Emilia Romagna, Calabria e Campania (22%).. Vittime soprattutto ex fidanzate e ex mogli.
Cosa sta succedendo nella nostra bella Toscana, patria di cultura e di benessere, un esempio storico di autonomia culturale, sociale ed economica, solidale, sicura e civile? Questo triste primato, ci riporta, almeno in apparenza, nella classifica generale delle regioni virtuose, agli ultimi posti.
Se da una parte non possiamo sottovalutare il fenomeno tutto toscano di questo nuovo record assoluto, oggi messo in evidenza da uno studio fatto “ad hoc”, non sono proprio del tutto convinta che l’elevata percentuale di casi registrati in Toscana significhi automaticamente la più alta incidenza del reato rispetto al resto d’Italia e vi spiego il perché:
La nostra terra Toscana, è nel cuore di un paese spaccato in due.
Le statistiche dicono che i progressi maggiori della qualità della vita delle donne si riscontrano nel Centro Nord, dove è più alto l’incremento d’occupazione femminile, 60% al nord in linea con la media europea e 47% al centro, mentre nel Mezzogiorno, nonostante negli ultimi due anni ci sia stato un allineamento al resto del Paese, e l’occupazione femminile sia andata meglio di quella maschile, il ritardo accumulato è ormai considerevole, 25-30%.
Aumenta anche e soprattutto al Centro Nord, l’attenzione alla sicurezza dell’ambiente e
alla città a misura di donna.
Questo per dire con assoluta certezza che la donna che è maggiormente inserita nel mercato del lavoro, ha per forza di cose una diversa considerazione nel contesto culturale e sociale , perché persegue, insieme all’emancipazione economica, l’obiettivo ben più importante di un graduale punto di pareggio al traguardo delle pari opportunità di genere , della pari dignità ed equilibrio sociale.
Purtroppo, come per tutti gli sconvolgimenti, il cambiamento di uno stereotipo di una cultura nettamente “maschilista”, ad una vittoria della civiltà basata sulla parità di genere, non è un passaggio indolore, anzi, in taluni casi più recidivi, tanti e tali sono gli evidenti peggioramenti della qualità della vita, soprattutto per la parte cosiddetta “debole” che lo scoraggiamento in alcuni casi ha potuto portare qualcuna a dire: “si stava meglio quando si stava peggio”.
Ma ovviamente non è così: il cambiamento è necessario e incontrovertibile, quando lo avranno capito tutti, uomini e donne, politica e religioni, sarà davvero una conquista sociale per tutti, una crescita forte e un passaggio culturale di altissima civiltà.
Nel frattempo, in attesa di un progressivo miglioramento favorito anche dai cambi generazionali, molte sono le azioni positive che sono già in essere ma tante ancora si possono mettere in atto per minimizzare le conseguenze negative connesse all’effetto “onda d’urto” o resistenza al mutamento da parte di chi sentendosi venir meno un primato di specie, “quella maschile” , adotta modelli comportamentali violenti (soprattutto in ambito familiare) che agiscono sia fisicamente sulla persona con percosse, maltrattamenti, intimidazioni, violenza fisica e sessuale ma in maggior modo a livello psicologico, meno evidente pertanto fin troppo sottovalutato nelle conseguenze:
Questi comportamenti oggi hanno un nome: “mobbing” e “Stalking”. Sono vocaboli nuovi, ancora non tanto conosciuti, i fenomeni studiati però sono abbastanza vecchi. Solo di recente sono stati posti all’attenzione degli studiosi, i quali, gli hanno trovato una collocazione scientifica, sia in ambito psichiatrico che psicologico fino a configurarli, al contrario del recente passato, un veri e propri reati penalmente perseguibili.
Le vittime statisticamente sono soprattutto le donne.
Dal 23 febbraio scorso, grazie all’iniziativa del ministro Mara Carfagna, lo stalking è divenuto un crimine contemplato nel codice penale. Con l’articolo 612 bis è stato introdotto il reato di «atti persecutori», punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Il primo arresto in Italia per stalking, avvenne nel marzo scorso a Sansepolcro (AR), vittima una giornalista di una tv locale perseguitata da mesi da un misterioso molestatore.
Ho sempre sostenuto che con questa legge si è fatto un enorme passo avanti soprattutto nell’approccio al tema della violenza perché è cambiata sensibilmente l’ottica dell’intervento dove la donna che prima era considerata nel casi più fortunati “vittima”, soggetto passivo e debole, passa ad una posizione di soggetto “credibile”, forte, che interagisce con le violenze subite ed è capace di fronteggiare la situazione con coraggio e determinazione per proteggere se stessa senza paura di intimidazioni e falsi pregiudizi.
E’ ciò che sta accadendo in Toscana, più che in altre parti d’Italia, dove la donna denuncia con coraggio e determinazione atti di violenza fisica e psicologica. Ne esce pertanto una figura di donna forte, coraggiosa e decisa, che conosce la legge e la sua tutela e la fa valere
E compito della giustizia perseguire i reati di Stalking ma gli strumenti repressivi, sebbene efficaci, da soli non sono sufficienti: devono comunque essere integrati in una prospettiva più ampia e globale, in grado di affrontare le radici culturali del fenomeno che sono tuttora causa della sua frequente sottovalutazione se non addirittura deplorevole giustificazione.
Oltretutto gli schemi sociali sono già cambiati ,si è passati al modello di famiglia con doppio stipendio, le giovani donne seguono ora studi o formazioni professionali più lunghe come i coetanei maschi ma per le donne è ancora difficile conciliare le responsabilità familiari ed un lavoro a tempo pieno, essendo carenti, in primo luogo, le strutture di assistenza per i bambini e altre persone non autosufficienti.
Siamo ancora molto lontani dal raggiungimento degli standard richiesti dalla Comunità Europea.negli obiettivi per il 2010.
Faccio pertanto appello agli organi della politica locale, alle istituzioni, alle scuole, alle associazioni volontarie espressione di forze sociali appartenenti alla società civile, perché si interessino maggiormente al problema con concreti ed efficaci azioni positive , quelle che ancora oggi per trascuratezza, sebbene di prioritaria importanza, non sono state né fatte ne pensate.
Una tabella di marcia ce la suggerisce la cosiddetta, Road map (che invito tutti a leggere) promossa dall’Unione Europea: un percorso strategico per conseguire l’eguaglianza di genere, articolato in sei settori di intervento prioritari: - realizzare un’uguale indipendenza economica tra uomini e donne;
- migliorare la conciliazione tra vita lavorativa, privata e familiare;
- promuovere l’uguale partecipazione di uomini e donne nei luoghi decisionali;
- combattere la violenza basata su ragioni di sesso e la tratta di esseri umani;
- eliminare gli stereotipi di genere presenti nella società;
Spesso le grandi imprese nascono da piccole opportunità
Carla Fabbrini
Ufficio Pari Opportunità UGL
Sezione provinciale Arezzo

