30 lug, 2009
Il passato di un’illusione. L’idea comunista nel XX secolo
Stamani mi sono finalmente ritrovato tra le mani un libro che da tempo invano cercavo. Un libro scomodo, politicamente scorretto, ma straordinariamente illuminante ed importante, che aiuta a comprendere a fondo i sogni, le illusioni e la tragica realtà del Novecento. Ho “bussato” a tutte le librerie e tutte mi hanno risposto alla stessa maniera: “Non abbiamo il volume da lei richiesto e non possiamo ordinarlo perchè è fuori catalogo”. Nonostante ciò non mi sono arreso ed ho iniziato a cercarlo in internet e finalmente l’ho trovato. Quanta fatica però!!! Tutto ciò in parte mi sorprende, in parte no. Il titolo del libro, “Il passato di un’illusione-L’idea comunista nel XX secolo” è già di per sè scomodo così come il suo autore, il grande storico francese Francois Furet, bollato dalla gran parte della storiografia italiana, come un “bieco revisionista”, al pari di Ernst Nolte e Renzo De Felice. Purtroppo per loro, le tesi di questi grandi storici, che non hanno mai accettato di piegarsi dinanzi ad un certo autoritarismo culturale e bigottismo politico-ideologico, hanno trovato ovunque notevoli consensi, tanto da divenire tesi fondamentali per la storia moderna e contemporanea. Si può infatti mettere il bavaglio quanto si vuole, ma le bugie prima o poi vengono a galla, nonostante la strenua resistenza che, soprattutto in Italia, ma anche in Francia e Germania, si è fatto e si continua a fare con il monopolio delle case editrici, delle cattedre di storia contemporanea in molte università e con la pubblicazione dei libri di storia per gli alunni delle medie-superiori, colmi di menzogne sul periodo che va dalla Rivoluzione francese fino ai giorni odieni. Tutto ciò serve per constatare quanto ancora siamo schiavi dell’ egemonia totalitaria della cultura che non ci rende liberi, essendo utile soltanto a diffondere ed alimentare una mentalità piatta, refrattaria a qualsiasi tipo di dialettica e sofferente alla critica. Tutto ciò che io combatto da sempre, trovandomi spesso un muro contro, ma per fortuna anche molti sostenitori. E’ l’ultimo muro che dobbiamo abbattere per poterci finalmente dirci liberi: quello del pensiero unico, della fede nell’ideologie e nella perfezione del mondo, veri nemici e ostacoli dell’uomo. Leggendo la recensione di questo libro fortemente voluto, mi si è aperto il cuore, perchè confermava gran parte delle mie convinzioni. La cito integralmente.
“Un saggio che è una sintesi storica affascinante e autorevole del Novecento, dei suoi entusiasmi, dei suoi miti e delle sue tragedie. Il bilancio ideale di un secolo in cui il sogno dell’uguaglianza si è trasformato nell’incubo del totalitarismo. dalla rivoluzione bolscevica dell’Ottobre 1917, l’idea del comunismo ha vissuto della tensione tra la sua universalità astratta e la sua realizzazione storica. Da Lenin a Gorbacev, la storia non ha mai spento la fiamma dell’utopia, anzi l’ha ravvivata. Il fascino ideologico dell’idea comunista si è fatto ben sentire ben oltre i regimi di tipo sovietico dell’Est europeo, anche in paesi occidentali come l’Italiia e la Francia, dove il bolscevismo ha fatto propria l’eredità giacobina e il compito di rigenerare l’umanità con gli effetti congiunti dell’azione e della scienza. Ma il mito sovietico, accolto con una fede cieca da tanti intellettuali, è durato tutto il secolo perchè trovò conferma e alimento nelle circostanze storiche-dalla Prima guerra mondiale al nichilismo, dalle ingiustizie del Trattato di Versailles alla grande Depressione, dalla Seconda guerra mondiale all’antifascismo, alla vittoria sul nazismo, alla destalinizzazione. Oggi il crollo dell’impero sovietico segna anche la sconfitta dell’idea comunista: ma resta la speranza in una società alternativa dove tutti siano liberi e uguali, che è antica come la democrazia e che forse sopravviverà anche alla fine dell’illusione comunista.” Personalmente mi sento di completare questa recensione con queste parole: dobbiamo fare in modo che questa speranza non trovi più la possibilità di realizzarsi. Dobbiamo intimamente svegliarci dall’età dei sogni e delle illusioni e vivere la realtà; imparare cioè ad accettare ed apprezzare le diversità, irrimediabilmente insite nella natura, le disuguaglianze, cercando di accorciarle dove possibile e soprattutto imparare a spegnere il fuoco dell’odio sociale. Imparere infine a criticare, come ha fatto Francoise Furet, anche i principi immortali del 1789: libertà, uguaglianza, fratellanza. Non dobbiamo spogliarli della loro importanza, ma nemmeno subirne il fascino perverso che tali principi suscitò sui giacobini. Perchè noi quel terrore non lo vogliamo più rivivere!

Ho letto il libro almeno otto anni fa dopo che fu recensito dal Corriere della Sera. Fu una scoperta meravigliosa.
Nonostante l’unicità e completezza dell’opera, l’egemonia culturale comunista, tuttora imperante, lo ha totalmente oscurato.
Lo si trova raramente anche nelle biblioteche pubbliche: prima per la censura operata dai bibliotecari faziosi, ad iniziare da quelli della “biblioteca nazionale di firenze”, ora perché un testo datato e fuori catalogo.
La cosa più sconcertante è che sia stato pubblicato dalla Mondadori che, dopo averlo passato alla collana Oscar Storia, lo ha messo fuori catalogo: evidentemente nessuno ha informato del contenuto il capo.