25 lug, 2009
Ghino di tacco sindaco d’Arezzo
di Curzio Foghini
Dopo la tragedia di Viareggio il nostro ci ha pensato su qualche giorno e poi ha fatto la sua minaccia. Ha dato i tre mesi alle FF.SS. dopo di che cosa farà se non avrà una risposta? A questo ha aggiunto che sicuramente si ricandiderà ancora alle prossime elezioni. Evidentemente ha cavalcato l’onda emozionale della tragedia e sicuramente si è detto “La gente che vuol vivere in una specie di Arcadia e vuole essere sicura, non può non apprezzare questa mia presa di posizione. Ed allora visto che il centro destra ad Arezzo è morto di sonno colgo l’occasione per ricandidarmi”. Ora la faccenda di Viareggio è complessa perché nel trasporto merci ferroviario in Europa c’è la giungla. Giungla di tipologie di carri, giunga di regolamenti, giungla di omologazioni a determinate velocità dei carri. Le due categorie principali sono per omologazioni a 100 km/h e a 120km/h. L’Europa fino ad oggi non ci aveva messo la mano. Ma c’è un’altra cosa che occorre rammentare a tutti i sindaci d’Italia che si sono succeduti nell’arco di un secolo. Una prima legge del Regno, circa del 1915 o prima, stabiliva la distanza d’edifici dalle vie di corsa delle ferrovie di 15 m. Questa legge fu modificata intorno agli anni ’80 e la distanza fu portata a 30 m.2 Da cosa derivavano queste distanze? Dalla lunghezza media di un carro ferroviario nell’ipotesi, che in caso d’incidente, si mettesse di traverso (ricordate l’incidente di qualche anno fa a Barcellona Pozzo di Gotto?). Ovviamente quello che dico non vale nel caso di Viareggio dove c’è stata un’esplosione. Ma negli attraversamenti delle nostre città i piani urbanistici hanno disatteso queste semplici norme. Pensate alle case che fiancheggiano i binari, nel tratto tra Via Vittorio Veneto ed il termine di Via Isonzo. E se le ferrovie facessero anche loro il Ghino di mezza tacca?