25 lug, 2009
Feste, farina e forca, purchessia “equo e solidale”
di Curzio Foghini
Ieri sera passavo per piazza del Comune. Davanti alla provincia una fila di bancarelle con la scritta “bevete l’aperitivo equo e solidale” ed una musichetta assordante a base si tamburelli e plettri per comunicarci che eravamo in nordafrica. Un Gabellini in piena forma dirigeva la posa dei tavoli. Che popolo di “ingenui”!!!! Ora devo rammentare a quelli con cui condividerò queste righe che la solidarietà per il tramite del cibo o con il cibo non è una cosa inventata in questi anni. Negli anni difficili di questa repubblica, seconda metà degli anni ’70, ero dirigente della Ercole Marelli a Sesto S.Giovanni. L’azienda aveva ogni serie di problemi ed una cordata composta da Nocivelli e Fiat cercava di tirarla fuori dai guai. Ovviamente legge 676, cassa interazione guadagni, prepensionamenti, ristrutturazione con divisionalizzazione, Capanna che alle 11 del mattino, dopo aver trascorso la notte con la Giulia Crespi, veniva ad arringare da una macchina con il megafono gli operai in Viale Europa approfittando del fatto che questi per recarsi a mensa in un altro isolato dall’altra parte del viale lo dovevano attraversare. Ed infine le Brigate rosse in azienda. Non ci mancava proprio nulla. Nello stesso periodo la S. Carlo di Torino, azienda nel campo alimentare era in bruttissime acque, correva il rischio di bancarotta. La S.Carlo aveva un piccolo stabilimento a Milano-Greco con circa 150 dipendenti. Fu così che la rappresentanza sindacale della Ercole Marelli, per solidarietà verso i lavoratori della S.Carlo, propose alla direzione di acquistare partite di tortellini per la mensa aziendale. Quando i tortellini furono serviti alla mensa della Marelli il risultato fu tragico: la cacarella. Al capo del personale non potei fare a meno di dire che così avevamo risolto problemi di cassa integrazione per almeno tre o quattro giorni. Ovviamente si rise solo tra dirigenti. Il Dr. Renato Briano, genovese, capo del personale, fu assassinato nella metropolitana alla stazione di Gorla agli inizi del 1980, ma io ero già andato via dalla bolgia Ercole Marelli sei mesi prima. Di questa azienda mi è rimasto sempre l’estrema disponibilità e ragionevolezza delle maestranze ed il clima estremamente diverso tra quello che si respirava in fabbrica e quello che rappresentavano i giornali. Evidentemente qualcuno da allora aveva deciso di volere fare un simbolo della Ercole Marelli.