22 lug, 2009
Il Play Arezzo Art Festival, lo spleen e la canzone napoletana.
Quanta gente assisterà agli spettacoli 2009 del Play Arezzo Art Festival (P.A.A.F.)?
In città si registrano giudizi contrastanti: quelli dei soliti entusiasti che non fanno mai mancare la loro presenza a queste manifestazioni e quelli di chi semplicemente non è interessato e quindi rimane sistematicamente a casa.
Dei giudizi degli entusiasti abbiamo già letto, abbondantemente. Degli altri, pure numerosi, che normalmente rimangono a casa o stanno zitti, vorrei dare conto qui e ora. Visto che anche loro, in un certo senso, hanno pagato il biglietto della manifestazione, magari con le tasse e magari pure con le multe.
E allora mi sono chiesto, che cosa allontana tanti aretini dagli spettacoli estivi sponsorizzati dalla amministrazione comunale attraverso la sapiente regia dei suoi uffici cultura? Lo “spleen”.
Ci sono spettacoli (basta rifarsi alla comune esperienza) di cui rimangono impresse soprattutto le immagini di chiusura opprimente e di perdizione evocate. Gli effetti di questa angoscia devastante sono un’abdicazione definitiva della Speranza che lascia lo spettatore in preda ad un’oppressione crescente e capace di neutralizzare le sue energie creative. In letteratura si chiama “spleen”, termine inglese intraducibile che evoca la “tristezza cosmica”. Inglese come il titolo della manifestazione.
E’ una scelta estetica difficile da spiegare ma istintiva e chiara come il sole per chi deve decidere come trascorrere le sue serate d’estate, che allontana una gran parte di spettatori dagli spettacoli programmati pagati in massima parte con soldi pubblici, cioè di tutti.
Nessuno lo dice per non passare da ignorante. Ma è solo un equivoco. Gli uffici cultura non hanno funzioni pedagogiche nei confronti dei cittadini e dei loro gusti estetici (anche se qualcuno lo afferma). Se un programma di spettacoli non piace, non piace, punto e basta. I gusti estetici non si impongono soprattutto se i cittadini paganti sono molti e quelli accontentati sono pochi.
Un nome però, scusate tanto, lo devo fare: quello di Sabina Guzzanti, in programma venerdì 24 luglio alle 23.30 nel parco della fortezza medicea.
Allontanata dal servizio pubblico televisivo per la sua militanza politica ritenuta travalicante il limite della satira, trova benevola accoglienza solo presso alcune amministrazioni pubbliche locali tra cui in prima fila quella di Arezzo.
Pensate. Che cosa avrebbero detto e fatto gli estimatori del Play Art e di Sabina Guzzanti (a me piace di più il fratello Corrado) se una diversa amministrazione comunale avesse portato ad Arezzo la canzone napoletana che magari piace a tanta, tantissima altra gente, per ora esclusa dal godimento estivo della musica pubblica?
Ma tra Sabina Guzzanti e Mariano Apicella non c’è una via di mezzo?
