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Intervista a Lucia Tanti dopo le elezioni

di Antonino Armao

Sabato 18 luglio 2009, ore 10.15. Mattinata fresca dopo il nubifragio notturno che ha rotto l’insopportabile calura estiva. Lucia si materializza all’improvviso lungo la linea invisibile che taglia in due Via Ricasoli e separa il potere del Papa da quello dell’Imperatore. E’ in ritardo e si scusa ma ci tiene a dirmi subito una cosa che probabilmente le frulla in testa da quando abbiamo fissato l’intervista.

Sai Nino - mi dice mentre saliamo le scale del palazzo della Provincia – il Presidente uscente comandava, Vasai ha impostato un rapporto un pò diverso con l’opposizione, l’impressione è che voglia governare di più e comandare di meno, sta anche a noi fare in modo che lo faccia al meglio. Ormai il centro-destra è alternativa di governo e faremo il nostro dovere controllando con intrasingenza, ma anche incalzando e proponendo con serietà: i problemi ci sono e sono significativi, non sono nè di destra, nè di sinistra ma sono problemi che vanno risolti. Questo nuovo rapporto che farà bene al territorio credo che sia anche merito nostro e non è poco – aggiunge. Non è poco – confermo – mentre saliamo in fretta le scale che conducono alla stanza assegnata al gruppo consiliare.

Dentro fa caldo, ci sono anche gli altri consiglieri, apriamo le finestre. Lucia fa le presentazioni e dice: a me piace fare le riunioni preconsiliari e condividere con il Gruppo le scelte.

Lucia, che differenza c’è tra Ceccarelli e Vasai?

Un pò ti ho già risposto. Ora la prova è dei fatti. E’ vero, in Giunta ci sono persone nuove. Ma a livello di programmi la continuità è totale e questo, riteniamo che non sarà per nulla un bene per il territorio. Per questo, come gruppo di minoranza, ci saremo e faremo sentire la nostra voce.

Come sono andate le elezioni provinciali per te e per la coalizione che ti sostiene?

Le abbiamo perse nei numeri, ovviamente. Ma abbiamo conseguito un risultato politico importantissimo perchè abbiamo dimostrato che la Provincia di Arezzo non si eredita ma si conquista. Abbiamo portato Vasai al ballottaggio e lo abbiamo costretto a conquistarsi la poltrona, non semplicemente ad ereditarla da Ceccarelli. Al secondo turno, la mancanza di partecipazione non ci ha premiato: ha votato la minoranza degli elettori. D’altro canto abbiamo incrementato i consensi di un centrodestra che con PdL, Lega e La Destra, senza l’UDC, hanno conseguito un 38,97 al primo turno che era un risultato impensabile fino a poco tempo fa.

Come giudichi l’alleanza con l’UDC, accusato da molti di fare la politica dei due forni. Credi che possa avere un futuro?

La presunta purezza della politica appartiene ai filosofi e a quelli che vogliono sempre perdere. Noi crediamo ad una politica seria che offra una alternativa valida alla sinistra e che produca valore aggiunto per il territorio. Quindi se troveremo convergenze sui programmi noi siamo disposti a collaborare con chi questi programmi li condivide. Si vince anche con un solo voto in più e noi abbiamo il dovere di provarci.

Fare il Popolo della Libertà per Berlusconi è stato un pò come per Cavour fare l’Italia: dopo bisogna fare gli italiani. Al Sud ci sono grandi manovre. Lombardo, Miccichè e Dell’Utri pensano ad un partito radicato territorialmente. Anche nel PD sta accadendo qualcosa di simile con Loiero e Bassolino (al Sud) e Chiamparino (al Nord) che parlano di un Partito federale. Secondo te, in Toscana e ad Arezzo in particolare, c’è bisogno di cambiare qualcosa o va tutto bene così?

Io vengo dall’esperienza di Forza Italia e per l’esperienza che ho ti dico che il problema del radicamento ce lo siamo posto e lo abbiamo affrontato, con i congressi innanzitutto ma anche con le liste civiche in molti Comuni. Oggi la politica non è più solo ideologia ma anche territorialità e per questa politica non so se servono i partiti leggeri o quelli pesanti. Di sicuro so una cosa: non servono i partiti gassosi, cioè quelli che evaporano dopo le lezioni. Quindi penso ad un PdL che sta sul territorio e nel quale gli elettori si riconoscano nel partito sempre, non solo al momento delle elezioni. Ti ho risposto?

Penso di si. Mi sembra di capire che il cantiere è aperto. Che funzione pensi possano avere i Circoli e le altre Associazioni legate al PdL in questo cantiere?

Un Partito che nasce ha bisogno di partecipazione dal basso e c’è una parte di società che ha il diritto di fare politica senza sottostare ai rituali ed ai ritmi della politica. C’è bisogno di un partito che dia spazio alla società civile che ha voglia di organizzarsi magari su un tema, su un progetto, su una istanza. E c’è bisogno di un partito che raccolga questi progetti, questi temi, queste istanze per farli diventare programmi di governo o di opposizione. Ecco perché l’integrazione tra i Circoli ed il partito è da ricercare, soprattutto nella fase costituente. Nella distinzione dei ruoli però. Non ho mai creduto alla decostruzione dei partiti a favore della cosiddetta società civile. Questa cosa porta a quel partito gassoso che ti dicevo prima. Serve un Partito che faccia il Partito e servono Circoli che facciano i Circoli. Altrimenti non si va da nessuna parte.

Un’ultima domanda. Che cosa farai da grande?

Mi piace fare una cosa per volta. Adesso e per cinque anni farò il consigliere provinciale e il capogruppo. Le vittorie non si costruiscono in un giorno e per il futuro ho un grande desiderio. Ripartire da dove siamo arrivati per diventare un giorno forza di governo. Questa è la missione che si sono dati il gruppo di minoranza in Consiglio provinciale, il coordinatore provinciale del PdL Maurizio D’Ettore, il Vicario Paolo Ammirati, Rossella Angiolini e gli altri alleati storici come la Lega.

E stiano pur certi quelli che pensavano che non ce l’avremmo fatta o quelli che hanno la vocazione di giocare per perdere. Se siamo riusciti a portare il centrosinistra al ballottaggio, possiamo anche vincere. La storia è solo all’inizio.

Esco dal Palazzo della Provincia con un certo sollievo. Fuori l’aria è ancora fresca. Nella piazza sono arrivati dei turisti. Uno mi ferma e mi chiede se è vero che ad Arezzo hanno girato “La vita è bella”. Si, è vero, gli rispondo, peccato che sia solo il titolo di un film.

2 commenti

  1. Antonino Armao scrive:

    Caro Alessandro,
    ti rispondo meglio tardi che mai.
    Sono d’accordo con te al 100 per 100. E soprattutto mi è piaciuto il tuo riferimento ad una visione “artistica” della politica. Sai perchè mi piace questo riferimento? Perchè contiene, meglio di mille parole, il concetto che abbiamo della politica noi che la facciamo solo per passione, noi che dividiamo nettamente la politica dal lavoro, noi che non abbiamo bisogno della politica per vivere.
    Mi piace perchè rimanda ad una visione futurista e d’annunziana della politica che dovremmo recuperare prima dentro noi per poi portarla nel Partito, quando ci sarà un Partito. Spero presto.

  2. nature23 scrive:

    caro Antonino,

    ho trovato molto interessante: l’idea di fare un’intervista alla nostra candidata LUCIA .. anche perchè credo che sia necessario: aprire una discussione sul post voto.

    Indubbiamente … è stata una vittoria per il centro-destra: raggiungere il ballottaggio .. ma ( a mio avviso) urge, rimanere obiettivi … e contribuire ad una analisi realista, che possa in qualche modo giustificare: il perchè di un risultato nn eccezionale al 2° turno.

    …. ( sempre, a mio giudizio) la tattica di alleanze con gli amici dell ‘UDC e de LA DESTRA: va ripensata; e non solo perché oramai il nostro elettorato non gradisce, questi continui cambi di strategia politica ( tra il nazionale e il locale) ma – anche e sopratutto – perché, vengono mal digerite dai nostri simpatizzanti … i quali( “si sa”) sono loro a portare la carretta …. e ad attivarsi … e sono sempre ( loro) … ad essere i veri artefici di un buon risultato in quanto più vicini al ” territorio”.

    ( Allora) è necessario “si “costruire alleanze, ma farlo con interlocutori: sinceri e disponibili al confronto e che in cambio non debbano chiederti solo ( ed esclusivamente) POLTRONE … la ns gente … ( già) non ama il politichese .. ancora meno ama fare delle accozzaglie di nomi e partiti … in stile armata “branca leone”; è più onorevole, diversamente proporsi al “ NATURALE” con le nostre idee, e con le nostre idealità, lasciando il politichese alla sinistra, che per anni ha gestito il territorio in malafede,senza alcuna idea per il futuro …. ragionando in temini di mera opportunità politica

    … la politica ( è altra cosa): deve essere concepita come un’attività di volontariato e … non come un PROFESSIONE … tanto peggio (poi) una professione fatta con i soldi del contribuente pubblico!!

    Volendo sintetizzare il mio concetto ( sopra espresso) bisogna fare Più Politica … nella sua accezione migliore: quella “artistica”

    Alessandro Polcri

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