15 lug, 2009
Sul delitto Matteotti: dibattito aperto a Ferrara
Sono personalmente orgoglioso di annunciare che, di comune accordo con altre persone provenienti da tutta Italia e appassionate, come me, di storia, abbiamo organizzato con sede a Ferrara un evento (che si terrà tra la fine di Luglio e il mese di Agosto) avente come tema centrale il delitto Matteotti. Sono infatti passati 85 anni da quel tragico 10 Giugno 1924, giorno in cui il deputato riformista veniva rapito e poi assassinato da alcuni estremisti fascisti, poco lontano dalla sua residenza romana. Il delitto Matteotti è di fondamentale importanza per almeno tre aspetti: umano, politico e storico. Dal punto di vista umano, per non dimenticare e anzi, se possibile, rafforzare il ricordo di un grande uomo come Matteotti. Socialista riformista, aveva sempre osteggiato le posizioni ideologiche, massimaliste o peggio ancora comuniste all’interno del partito; inoltre unico ad aver avuto il coraggio di assumere una posizione intransigente per opporsi al fascismo e al suo capo. E con ciò arriviamo all’aspetto politico. Il delitto Matteotti è la prima grande “pugnalata” inferta allo stato liberale-democratico (che soccomberà in maniera definitiva a partire dal 1927-1928). I primi sintomi di una crisi dello Stato liberale-democratico (comprendente i popolari, i liberali, i socialisti riformisti e i democratici sociali) si erano già avvertiti con la fine della Grande Guerra, che aveva rafforzato gli estremismi di destra e sinistra. Basti pensare che nelle elezioni del 1921, oltre il 40% degli elettori votò per gli estremismi. La morte di Matteotti è pertanto la consacrazione dei movimenti ideologici e violenti come il fascismo e il comunismo a danno dei vecchi partiti. Questo clima esasperato lo si ritrova nelle pagine di gran parte dei giornali comunisti e fascisti dell’epoca. Ad esempio Gramsci, su “l’Unità”, nell’ impietoso necrologio di Matteotti, aveva definito il deputato socialista come un “pellegrino del nulla”. E questo clima ideologico ed estremista non avrà successo solo con l’ affermazione del fascismo e con il suo successivo consolidamento; anzi si rafforzerà con la caduta del fascismo, spostandosi a sinistra e trovando la sua ragion d’essere nel PCI, a danno delle forze socialiste riformiste. Questo processo avrà fine solo con la caduta del muro di Berlino, evento che ha emesso la definitiva condanna verso tutti i movimenti estremisti di destra e di sinistra. Oggi i mostri del fascismo e del comunismo sono lontani, anche se sopravvivono, soprattutto a sinistra alcune dannose scorie ideologiche.
Infine sul piano storico il delitto Matteotti è un evento chiave per la storia d’Italia, sia per la crisi che ne conseguirà in seno al fascismo (sino ad almeno alla svolta e all’evoluzione in senso autoritario con il discorso di Mussolini del 3 Gennaio), sia per la crisi delle opposizioni democratiche che si erano ritirate simbolicamente sull’Aventino (eccetto ovviamente i comunisti). E questo discorso ci impone a guardare al delitto, analizzando almeno quattro aspetti ad esso strettamente collegati:
1- i veri moventi dell’azione delittuosa e l’eventuale utilità politica
2- l’eventuale responsabilità diretta od indiretta del futuro “duce” Benito Mussolini
3- l’indagine all’interno del partito fascista e dei fiancheggiatori di Mussolini. In special modo l’eterno contrasto tra il fascismo intransigente e quello moderato aspetti che hanno sempre influito sulle svolte di Mussolini.
4- l’atteggiamento del Re Vittorio Emanuele III e l’utilità politica della secessione dell’Aventino.
Solo analizzando in profondità questi quattro aspetti possiamo comprendere sia le origini del delitto, sia il significato storico del discorso del “duce” tenuto alla Camera il 3 gennaio 1925, con cui ha inizio una nuova fase nella storia del fascismo (e di conseguenza nella storia d’Italia).
Quindi il delitto Matteotti, nella sua drammaticità e complessità, ci lascia in eredità molti spunti sui quali ci confronteremo. Prima però di ogni discussione il delitto Matteotti si pone ad esempio storico di come, in certi momenti di esasperazione morale, la democrazia può essere fragile e crollare sotto i colpi della violenza e del terrorismo politico. Mentre ci accingiamo a partecipare a questo importante evento, ci preme quindi sottolineare la nostra convinzione che la storia non sia solo il racconto di eventi passati, ma spesso sia “magister vitae” stimolo e “motore” per l’interpretazione realistica del presente nel quale siamo chiamati ad agire e vivere.
Tengo ad informare i lettori che questa iniziativa è nata da un gruppo di Facebook da me creato, intitolato per la precisione, “In memoria di Renzo De Felice”. L’evento è stato deciso, preparato ed organizzato da due membri di tale gruppo; più precisamente per volontà del sottoscritto e di Giorgio Frabetti.


Non so come riuscite ad essere così patetici….