14 lug, 2009
PD: la tana del Grillo.
Non c’è pace per il Pd: allo psicodramma dello stupratore seriale nominato coordinatore del più importante circolo romano del partito, su cui si stanno accapigliando i tre candidati alla segreteria, si è aggiunta ora la bomba a distanza di Beppe Grillo che ha deciso a sua volta di candidarsi “contro il nulla” definendo il Pd come una “bad company”. Il tutto all’indomani di un G8 che avrebbe dovuto segnare – secondo le previsioni “sismiche” di D’Alema – la fine politica di Berlusconi e che ha invece definitivamente consacrato il presidente del consiglio italiano come un leader di statura mondiale.
Nei giorni precedenti il vertice de L’Aquila c’era stato un susseguirsi di dichiarazioni allarmate sulla programmazione dei lavori del G8, sulla effettiva capacità del premier di reggere alle pressioni della stampa internazionale e sulla possibilità che l’immagine dell’Italia ne uscisse distrutta. A vertice chiuso, nel Partito democratico hanno improvvisamente abbassato i toni.
Del resto, tutti i leader mondiali hanno dato atto a Berlusconi di aver gestito al meglio i lavori del summit, e qualcuno non ha esitato a fare autocritica. Addirittura Bersani, candidato alla segreteria del Pd e quindi immerso in clima – seppur interno al partito – di campagna elettorale, ha cambiato il proprio punto di vista. Dagli “sforzi del governo italiano nella preparazione del G8 dell’Aquila in direzione sbagliata” che l’ex ministro dello Sviluppo economico percepiva solo tre giorni fa, si è arrivati a un G8 che “qualche risultato l’ha visto” di oggi. Non sarà un attestato di stima, ma rende l’idea del forzato cambiamento di umori.
Franceschini, che qualche giorno fa aveva annunciato di voler dire “molte cose in merito” a giochi fatti, finito il G8 ha scelto di parlare di altro: “Passato il G8 – ha spiegato in una nota – Berlusconi ricomincia col solito copione: attacchi alla stampa e all’opposizione mostrando il solito fastidio nei confronti di chiunque controlla e critica lui e la sua azione di governo”. Delle “molte cose in merito” al G8 guidato da Berlusconi, nessuna traccia. A differenza di Enrico Letta, che ha sempre detto – al contrario di molti altri dirigenti democratici – di essere tra quelli che speravano in un successo del vertice.
In definitiva, il Pd ha dovuto prendere atto a denti stretti che il governo è riuscito a superare un altro, complicatissimo banco di prova. Ed Enzo Carra, ex Margherita, si è spinto ben oltre, parlando di “organizzazione miracolosa” e di “ottima immagine del presidente del consiglio”.
Saranno i prossimi giorni a dire se l’appello di Napolitano a una tregua duratura verrà accolto nei fatti, al di là delle (per la verità scarse) dichiarazioni di disponibilità. C’è purtroppo da aspettarsi un ulteriore avvitamento del Pd a causa dei soliti problemi interni, della campagna precongressuale che sembra destinata a inasprirsi, e della concorrenza di Di Pietro che spinge per un’altra stagione di muro contro muro tra governo e opposizione.
La linea di Letta, che prefigura un periodo di tregua istituzionale col duplice obiettivo di fare le riforme e di consolidare l’immagine del Pd come possibile alternativa di governo, non sembra avere molte chances di successo, perché sia Franceschini che Bersani sono inesorabilmente avviati a uno scontro finale tutto incentrato sull’antiberlusconismo viscerale alla ricerca dei voti decisivi per vincere il congresso. Uno scenario di fronte al quale la maggioranza non potrà che procedere speditamente – da sola – sulla strada delle riforme.
Pd/Bondi: la svolta sarebbe la fine dell’antiberlusconismo
“In fondo due sono le questioni essenziali sulle quali il Pd dovrebbe decidere nel suo prossimo congresso e un leader di sinistra potrebbe consacrare una vera svolta politica: la fine dell’antiberlusconismo e la presa di distanze dalla politica di Di Pietro”. Lo dice Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl e ministro della Cultura.
“Nascerebbe cosi finalmente una democrazia normale e l’Italia sarebbe in grado di mettere a frutto tutte le sue potenzialità. Il dopo terremoto, infatti, come la gestione del G8 confermano – aggiunge Bondi – che, quando l’Italia è unita, è capace di cose inimmaginabili”.
