14 lug, 2009
C’era una volta la “Toscana felix”
C’era una volta la “Toscana felix”, terra di politiche sociali avanzate e modello di integrazione per le altre regioni. Oggi questo modello è perlomeno in discussione e, forse, ha preso una deriva politica che qualcuno non ha esitato a definire “isolazionista”. Spieghiamolo con due esempi.
Nella seduta del 4 marzo 2009 il Consiglio regionale del Lazio ha approvato la legge “Istituzione del reddito minimo garantito. Il provvedimento, primo in Italia ed avente carattere sperimentale, prevede l’erogazione di una somma di denaro non superiore a 7.000,00 euro l’anno (pari a circa 580 euro mensili). Beneficiari i disoccupati, tra i 30 ed i 44 anni, in possesso dei seguenti requisiti: residenza nella regione da almeno 24 mesi al momento della presentazione della domanda; iscrizione ai Centri per l’impiego; reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro. Tutti i cittadini, italiani e stranieri, sono uguali di fronte a questa legge.
In controtendenza, il Consiglio regionale della Toscana il 2 giugno 2009 ha approvato a maggioranza, con il voto contrario del centrodestra, la nuova legge sull’immigrazione che prevede, tra l’altro, anche l’assistenza per i clandestini. La legge sostiene che tutte le «persone dimoranti» nel territorio regionale, «anche se prive di titolo di soggiorno» (cioè i clandestini) possono fruire degli «interventi socio-assistenziali urgenti e indifferibili, necessari per garantire il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti ad ogni persona in base alla Costituzione ed alle norme internazionali». E’ appena il caso di notare che nel nostro Paese questo tipo di interventi erano già dovuti ed erogati dal servizio pubblico e dal volontariato a qualsiasi essere umano, in base alla Costituzione ed alle norme internazionali.
Non c’era bisogno di una “legge bandiera” se non al solo scopo di accelerare i mutamenti in atto nella composizione etnica della Toscana e di garantirsi le simpatie elettorali (potenziali) degli extracomunitari. Per gli immigrati regolari, poi, i benefici sono ancora più ampi. Si promuove «l’estensione del diritto di voto» e si prevede di «rendere concretamente fruibili in ogni ente del servizio sanitario regionale tutte le prestazioni previste per i cittadini stranieri non iscritti al servizio sanitario regionale». I cittadini stranieri inoltre «accedono ai bandi per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica». Al Sud si chiamerebbe voto di scambio. In Toscana si tira in ballo la solidarietà.
Per i rappresentanti dell’opposizione di Centrodestra in Consiglio regionale Alberto Magnolfi (Fi-Pdl) e Roberto Benedetti (An-Pdl), si tratta di una legge che viola delicati equilibri costituzionali nei rapporti con il Governo centrale e mette in discussione le basi stesse della convivenza civile in questa Regione.
Di tutt’altro avviso la vicepresidente della Camera dei deputati Rosy Bindi (Pd): “La Toscana si conferma patria del diritto. Con la nuova legge sull’immigrazione dimostra di guardare al futuro e di rendere attuali e attuabili i principi di uguaglianza, rispetto della dignità umana, legalità e solidarietà che grandi toscani come La Pira e Calamandrei hanno infuso nella nostra Costituzione”. Le dicono che sembran vere.

