Arezzo Polis

Spazio di dibattito politico e critica culturale

Cultura

Tags:

Nessun commento

La via italiana al socialismo

di Antonino Armao

Grande successo di pubblico (come si dice in questi casi) per Fabrizio Cicchitto, un ex socialista, alla serata di presentazione ad Arezzo del suo libro “L’influenza del comunismo nella storia d’Italia: il PCI tra vita parlamentare e lotta armata”.
Alla presentazione, patrocinata dall’Associazione “Luigi Einaudi” e organizzata da Rossella Angiolini, hanno partecipato tra gli altri il Senatore Gaetano Quagliariello, Vice Presidente del Gruppo PdL al Senato e Presidente Onorario della Fondazione Magna Carta e Lucia Tanti candidata per PdL, Lega e La Destra alla presidenza della Provincia di Arezzo.
Dall’analisi storica di Cicchitto, viene fuori un quadro impietoso, di cui raramente si parla in questo Paese.
L’Italia del dopoguerra ha avuto nel PCI il più grande partito comunista dell’occidente, nato dalla scissione del 1921 dal Partito Socialista. Un triste primato italiano lasciato in eredità dal fascismo, come ha dimostrato magistralmente lo storico Renzo De Felice.
Il PCI, in quanto aderente alla Terza Internazionale (l’organizzazione internazionale dei partiti comunisti che aveva come obiettivo principe l’estensione della rivoluzione proletaria su scala mondiale) ha ricevuto per decenni, tramite i referenti nel Comintern, da Gennari a Longo passando per Togliatti, direttive politiche e finanziamenti direttamente da Mosca. Il progetto era quello di sostituire un totalitarismo con un altro.
Nel 1948 il PCI rinunciò alla presa del potere con la forza. Dal 1956 cominciò ad inseguire una “via italiana al socialismo”.
Ma quella parlamentare non fu l’unica via perseguita dal PCI – PDS – DS – PD per realizzare in Italia il migliore dei mondi possibili.
Accanto a quella parlamentare sono state perseguite altre vie non meno importanti tra cui quella culturale e quella giudiziaria.
E’ ormai nota a tutti l’egemonia gramsciana della cultura realizzata grazie alle case editrici dei testi scolastici e al controllo capillare degli accessi all’insegnamento nella scuola e nelle università.
E’ noto a tutti altresì che l’operazione denominata “tangentopoli” doveva mettere fine al connubio malato tra economia e politica e invece ha decapitato chirurgicamente Craxi e Forlani lasciando in piedi il PCI di Occhetto e la tutta la sinistra DC con De Mita e Andreotti che hanno avuto le mani in pasta come, quanto e più degli altri ma ne sono usciti indenni.
Lo stesso Di Pietro dichiarò che nessuno a Botteghe Oscure fu mai indagato sul miliardo di lire che Raul Gardini consegnò un giorno presso la sede del PCI per l’affare Enimont
“perché nessuno a Botteghe Oscure ricorda a quale piano salì e a quale porta bussò, quel giorno Gardini“.
Gardini si è suicidato (?) Craxi è morto in esilio ma di Pietro che, si sa, è un noto garantista, oggi è in politica contro il centrodestra e contro Berlusconi. E Andreotti partecipa ancora ai convegni della sinistra.
Dopo “tangentopoli” il PCI pensava di godersi tranquillamente l’autostrada italiana al socialismo teorizzata da Palmiro Togliatti e autorizzata da Stalin, ma ahimè, nel ’94 scese in campo l’imprevedibilità della storia incarnata da un tizio che si chiamava e si chiama ancora Silvio Berlusconi, che rovinò la festa a tutti.
Oggi che, dopo il voto del 6 e 7 giugno il PD (ex DS, ex PDS, ex PCI) rischia l’estinzione, possiamo capire quale carico di odio e di rancore si portano dentro gli ex comunisti per Berlusconi e per il Popolo della Libertà: il partito nato dalle ceneri di tutto ciò che è accaduto sulla via italiana al socialismo.

Lascia un commento

You must be logged in to post a comment.