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Dagli amici mi guardi Dio.

di Antonino Armao

Se proprio dobbiamo sforzarci di capire le simpatie di una certa sinistra italiana per la posizione dell’Iran nello scacchiere mediorientale, allora sforziamoci anche di fissare un paio di punti fermi..

La prima cosa che insegnano agli studenti di Diritto Internazionale è che rapporti tra Stati non sono rapporti etici. Solo gli Stati governati da autorità religiose si possono permettere di pensare i rapporti tra Stati in termini etici, come fanno il Vaticano (sempre) e l’Iran di Mahmoud Ahmadinejad (secondo le convenienze).

Lo Stato laico invece tratta le relazioni tra Stati come relazioni di interesse politico-economico-commerciale e quindi in termini di forza contrattuale. Le relazioni di questo tipo sono relazioni “pattizie” perchè si fondano sui trattati e sulle convenzioni internazionali, cioè sulle consuetudini. Le consuetudini hanno una differenza fondamentale rispetto al diritto, si basano sul rispetto di un principio volontario: “pacta sunt servanda”. Insomma non esiste uno Stato mondiale che può costringere con la forza qualcuno a rispettare le convenzioni internazionali (esiste l’ONU con le sue truppe, ma lasciamo perdere).

Quindi lo stato laico non tratta i rapporti tra israeliani e palestinesi, tra l’Iran e Israele, tra Isreale e gli Stati Uniti, tra gli Stati Uniti e l’Iran, etc. etc. etc. in termini etici ma fa riferimento ai propri interessi e al diritto internazionale. Tutto quello che non è regolato dal diritto internazionale è terreno di confronto. Confronto che può sfociare in accordi internazionali quando va bene o in guerre quando va male.

In questo contesto di conflitto di interessi, è chiaro che non sempre gli Stati si trovano in lotta tutti contro tutti ma, anzi, più spesso, si fanno e si disfano, amicizie, simpatie, accordi e alleanze.

Nessuno contesta agli Stati islamici il diritto di esistere, semmai sono questi che contestano l’esistenza di Israele. Ma ognuno in un mondo plurale può scegliersi gli amici e gli alleati ai quali si sente più vicino per storia, per cultura o per interessi economici.

Con i fratelli islamici, figli come i Cristiani dell’unico di Dio di Abramo, dobbiamo trovare una comune base culturale e convenzionale di buon senso per regolare la composizione pacifica fra gli interessi di tutti (come penso che accadrà).

In questo pacifico contesto, comunque, io sto con il mondo occidentale figlio della cultura greca, giudaica e cristiana. E riconosco agli altri la libertà di stare con Mahmoud Ahmadinejad e di condividere con lui gli stessi interessi filantropici.

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