2 mag, 2009
Katyn. Il film censurato in Italia.
Katyn. A molti italiani questa parola non dirà nulla. Eppure è una località polacca tristemente nota per l’eccidio di un numero variabile tra 4000 e 22000 ufficiali polacchi, compiuto dai sovietici nella primavera del 1940, quando ancora Urss e Germania erano alleati in guerra e si spartivano la Polonia quasi come fosse una torta e non invece una Nazione. Katyn è anche il titolo di un famoso film del regista Andrzej Wajda che narra questa terribile tragedia. Si tratta di un film candidato all’Oscar 2008 come miglior film straniero e dedicato dal regista alla memoria del padre Jakub, capitano del 72° reggimento di fanteria trucidato nel villaggio russo sul fiume Dnepr. Nonostante ciò sono solo 20000 gli italiani che hanno avuto la fortuna di vedere questo film in Italia. Solo 12 cinema su 4000 lo hanno proiettato (trattasi di cinema parrocchiali o comunque minori). La domanda per vedere questo film non mancava, semmai mancava il coraggio di farlo vedere. I diritti del film sono stati acquisiti da una piccola casa produttrice. Quest’ultima ha tentato di far proiettare il film nelle maggiori sali cinematografiche, ma ha trovato l’opposizione della Circuito Cinema, società che raggruppa i vari proprietari e fa capo alle maggiori case di produzione. Perché tutta questa ostilità nei confronti di questo film? Ci sono purtroppo ragioni storiche e politiche dietro questa censura che ha riguardato non solo l’Italia, bensì buona parte dell’Europa. Per mezzo secolo l’Unione Sovietica attribuì ai nazisti l’eccidio di Katyn. Data l’esperienza di Adolf Hitler nel ramo, il mondo intero non coltivò molti dubbi in proposito. Si dovette aspettare la glasnost, la trasparenza introdotta da Michail Gorbaciov nel 1990, per conoscere la verità già affiorata al processo di Norimberga ma sempre negata dalla macchina propagandistica bolscevica: la strage degli ufficiali polacchi era stata ordinata da Stalin.
Negli Anni 50 non andò meglio al professor Vincenzo Maria Palmieri, direttore dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Napoli, uno dei 12 anatomopatologi che su mandato della Croce rossa internazionale esaminarono i cadaveri degli ufficiali polacchi dissepolti a Katyn nell’aprile 1943. A causa del suo referto inconfutabile – «il crimine fu commesso dai sovietici» – Palmieri venne fatto oggetto di un feroce linciaggio morale a opera dell’Unità diretta dall’ex partigiano Mario Alicata, deputato del Pci. Il braccio destro di Palmiro Togliatti arrivò a pretendere che il docente fosse privato della cattedra. Non pensiamo che oggi in Italia e in Europa siano in molti coloro che difendano apertamente il regime sovietico. La questione è un’altra. I molti che negli anni del Pci lo difesero non vogliono sconfessare ciò che dissero o scrissero. Ormai alla sinistra non è rimasta neanche la presunta egemonia culturale o addirittura superiorità morale; semmai è rimasto il potere culturale. Un onesto e grande giornalista di sinistra, che ha avuto la fortuna di vedere questo film (che lo ha commosso), ha scritto pochi giorni fa: «La sinistra non vuole la verità su quanto è avvenuto sino al 1948. Non la vuole perché la “sua” verità, gonfia di menzogne, l’ha già imposta in tutte le sedi: la cultura, la ricerca storica, i testi scolastici, il cinema». Giampaolo Pansa.
