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Il PdL e l’Europa

Redazione

Il leader più applaudito al Congresso del Ppe è stato il presidente Berlusconi. È partito un coro unanime di approvazione quando Berlusconi ha fatto appello all’impegno comune dell’Europa in due direzioni: a sostegno dei cittadini meno fortunati, più colpiti dalla crisi dell’economia e a favore dei nuovi paesi e dei nuovi popoli che dovranno essere in futuro accolti all’interno dello spazio europeo. Uno spazio di diritti dell’uomo, di cultura della libertà, di economia sociale di mercato, di solidarietà: quegli stessi principi che valgono per il Partito dei Popoli Europei. Il successo di Berlusconi conferma la linea innovativa del Popolo della Libertà che non solo sta togliendo aria e voti alla sinistra italiana, ma comincia a porsi come esempio per gli altri partiti europei. Non è un caso che la delegazione italiana al Congresso di Varsavia fosse la più elevata come numero di giovani. Non è un caso che proprio le tematiche nuove siano state quelle su cui più ha insistito e insiste il PdL. Si è potuto vedere ieri, anche simbolicamente, il passaggio dell’Europa dell’Est dalla tirannia del comunismo alla libertà della democrazia: le grandi volte marmoree del palazzo della Scienza e della Cultura, donato da Stalin ai polacchi per impressionarli più come emblema di potenza che non come aiuto fraterno, ospitavano, dopo i grandi convegni di Solidarnosc presieduti da Lech Walesa negli Anni Novanta, i rappresentanti dell’Europa della libertà di tutti. In questo spirito, il primo incontro bilaterale tra Italia e Polonia ha fatto rimarcare un altro consistente successo: la Polonia, già come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Spagna, diventa un partner fisso di incontri ad alto livello ministeriale, destinati a sviluppare non solo gli scambi economici e commerciali, ma soprattutto ad aumentare un’amicizia che è già viva nei fatti: i polacchi, costretti sempre a barcamenarsi tra la Grande Russia ad est e la Grande Germania a ovest, guardano all’Italia con simpatia da secoli. Ecco un’altra conferma della validità della politica estera del presidente Berlusconi e del nostro Governo. Gli sciocchi che parlavano di pacche sulle spalle ormai sono costretti a un vergognoso silenzio. E l’Italia ricopre un ruolo mai visto in precedenza. Un ruolo anzitutto, di cerniera con l’Est, grazie anche agli ottimi rapporti personali tra Berlusconi, Putin e Medvedev, nonché un ruolo di coesione con quell’Europa che più conta nella crisi economica, l’Europa dei Brown, dei Sarkozy, delle Merkel. Anche all’estero dunque, la popolarità di Berlusconi è in aumento: e se si riuscisse a rilevare con un sondaggio in Europa pensiamo che il risultato sarebbe praticamente vicino a quello ottenuto già in Italia.

 

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