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Il 25 aprile di Berlusconi

Redazione

Berlusconi – “Venga a festeggiare la Liberazione” – si sta rivelando un boomerang: il prossimo 25 aprile sarà il “25 aprile di Berlusconi” e come tale sarà ricordato. Invano Rocco Buttiglione ha cercato di mantenere le antiche divisioni, affermando che per alcuni “nostalgici del tempo che fu” quella data rappresenta il ricordo “della sconfitta” e per altri la prima tappa di una rivoluzione che non c’è stata.
La sinistra ha perso, ormai da molti anni, l’egemonia culturale che aveva trascinato con sé anche l’egemonia politica. La Rivoluzione d’ottobre, Stalin, Mao (per alcuni dissidenti): adesso si arrocca contro il film sulla strage di Katyn, compiuta dai sovietici e non dai nazisti, come hanno riconosciuto le stesse autorità russe post-comuniste. Con un provincialismo inestirpabile, considera la Liberazione come cosa propria e non come un contributo italiano, analogo a tanti contributi in altri Paesi europei, alla coalizione di forze molto più consistenti che sconfissero la minaccia totalitaria nazista in Europa.
Ormai è storia, non più cronaca. Gli ideali di libertà e di democrazia sono più vasti e più duraturi. A questi si riferisce Berlusconi che guarda all’evento come qualcosa che deve unire e non dividere, una legittima lezione del passato che deve essere interpretata guardando al futuro e non un modo di fermare le lancette dell’orologio. E in questo modo viene e verrà interpretata dagli Italiani che vedono nel Capo del Governo l’uomo del fare.
In realtà la mossa di Franceschini è stata l’ennesimo, quotidiano tentativo di deviare l’attenzione dai gravi problemi in cui si dibatte la sinistra e il Partito democratico in particolare, con le sue strambe candidature alle elezioni europee in nome di un principio che il suo stesso principale alleato, Antonio Di Pietro, ha respinto, decidendo di candidarsi, cioè di “metterci la faccia”.
Peggio ancora si profilano le elezioni amministrative: migliaia di Comuni volteranno probabilmente le spalle alla sinistra insieme ad alcune importanti province. Così i tempi di Franceschini si fanno più stretti: probabilmente non sarà necessario aspettare il congresso d’autunno per la resa dei conti, che riguarderà la sentenza definitiva sul progetto veltroniano del partito “a vocazione maggioritaria” con la prospettiva di una defezione dal Pd obbligato a riassumere il vecchio volto diessino.
Per non pensare al futuro imminente, Franceschini provoca Berlusconi, attacca Di Pietro, prende il treno d’Europa – una “tradotta”, è stato efficacemente definito, circondato da giovani di belle speranze che, durante il viaggio, saranno edotti sull’arte della politica. Ma sembra proprio che questo treno non assomigli alla “Freccia rossa”.

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