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La meritocrazia in politica non esiste.

di Antonino Armao

La meritocrazia in politica non esiste. O meglio, intendiamoci su che cosa è la meritocrazia. C’è un dibattito interessante in questo momento sulla meritocrazia nella scuola e nell’università dove già le risposte sono difficili. Chi decide chi è bravo e chi no? Nella scuola (e nell’università) dipende da come si costruisce il sistema di valutazione che deve riguardare non solo gli studenti, ma anche i docenti, i presidi e la scuola stessa. Un sistema scolastico meritocratico è fatto di incentivi e penalizzazioni per tutti: bocciature, espulsioni oppure borse di studio per gli studenti. Licenziamenti oppure incentivi economici e di carriera per i docenti. Incentivi oppure chiusura per le scuole inefficienti. Il problema è come si misura il merito. Ma nella scuola il dibattito è aperto.

E in politica? Ho le mie personali opinioni ovviamente. Di recente è stata pubblicata sulla stampa locale una classifica dei politici più gettonati. Vogliamo prendere quello come parametro? Facciamolo, per me va bene. Il gradimento degli elettori in democrazia è il criterio sovrano. Il problema è un altro (come si dice a sinistra) sono le opportunità di accesso. Chi decide chi entra e chi rimane fuori? E qui intervengono le telefonate a Roma e da Roma. Contro lo strapotere telefonico il rimedio è uno solo: quello più antico, semplice ed efficace del mondo. L’autorganizzazione dal basso. La partecipazione spontanea. E’ la strada più dura, faticosa, lunga e difficile che esista in politica. Ma è l’unica per chi non è figlio di nessuno e non ha niente da vendere sul mercato della politica (dove si vende e si compra di tutto). Olio di gomito e sudore della fronte: altro che Rawls e Finkielkraut che pure ci accompagnano e ci fortificano nel cammino. Ma che da soli non bastano, non possono mai bastare.

 

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