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25 aprile 1945: la fine del dramma del popolo italiano

«La sinistra non vuole la verità su quanto è avvenuto sino al 1948. Non la vuole perché la “sua” verità, gonfia di menzogne, l’ha già imposta in tutte le sedi: la cultura, la ricerca storica, i testi scolastici, il cinema». (Gianpaolo Pansa – Il Riformista, 18 Aprile 2009)

 

di Federico Mugnai

Il 25 Aprile è la festa del popolo italiano, la fine di una guerra, tanto lunga quanto dolorosa, la fine di qualsiasi occupazione; è insomma la festa della libertà. Si sbaglia di grosso, però, quella fazione politica che vorrebbe appropriarsi del 25 Aprile, perchè in modo presuntuoso crede che la liberazione sia avvenuta per merito suo.

La Storia, nonostante nel dopoguerra sia stata controllata e manipolata dalla sinistra, arriva a conclusioni diverse. Vi sono documenti e fonti che lo dimostrano, ma che non vengono messe in evidenza.

Ciò che si consumò dall’8 Settembre 1943 al 25 Aprile 1945 potrebbe essere definito un tragico dramma di immani proporzioni. Con la resa a discrezione,  e con la susseguente fuga del Re e di Badoglio, i tedeschi che si sentivano traditi occuparono il centro-nord dell’Italia. Fu un momento di sbandamento totale, si consumò in quei giorni  il cosiddetto “delitto alla Patria “.

Dopo la liberazione di Mussolini e il suo ritorno forzato sulla scena politica (disse infatti in quei giorni: ”sarebbe stato preferibile se il mio destino si fosse compiuto il 25 Luglio; troppe sofferenze, troppi tradimenti ho subito), con la costituzione della Rsi (che in realtà era largamente controllata e diretta dai tedeschi, mentre limitata era l’azione del governo presieduto da Mussolini), il popolo italiano si divise. Una parte degli italiani aderì alla Rsi e combatté a fianco dei tedeschi. Era una fazione al suo interno molto divisa.

Vi erano i vecchi squadristi che aderirono per rivendicare i loro intenti rivoluzionari e che rappresentavano l’ala estremista del fascismo, quella che durante il regime era stata emarginata e che ora voleva vendicarsi finalmente della monarchia, del clero che secondo loro “avevano corrotto il regime”. Queste bande si macchieranno di crimini orrendi e la loro azione fu circoscritta soprattutto all’Emilia e alla Toscana, alle regioni cioè in cui il fascismo era rappresentato dagli elementi più intransigenti. Molti furono anche i giovani che aderirono alla Rsi.

Erano coloro che avevano vissuto gli anni del regime e che vedevano in Mussolini l’eroe nazionale, il mito con il quale condividere anche i momenti drammatici. Vi furono poi coloro che aderirono alla Rsi mossi dal patriottismo, dal “senso dell’onore”, dal desiderio di riscattare l’Italia dal “tradimento” consumato dal re e da Badoglio, dal “rispetto” verso se stessi. All’interno della Rsi due erano le principali categorie che possiamo individuare: quella intransigente, della lotta contro tutto e tutti, per l’autoaffermazione individuale e quella idealista che richiamava gli italiani alla distensione degli animi (Giovanni Gentile) oppure coloro che erano mossi dalla paura che una vittoria anglo-americana-sovietica avrebbe comportato la fine della civiltà europea e la bolscevizzazione dell’Italia. Tra le due correnti quella intransigente ebbe la meglio, perché incontrollabile ed anche per una scarsa efficienza ed autorità da parte della Rsi e dello stesso Mussolini, che tentò invano nel Gennaio del 1944 di emarginare i dissidenti (ciò non riuscì anche per l’intervento dei tedeschi). Dall’altra parte vi erano i partigiani, le cui prime bande furono costituite soprattutto da militari che erano riusciti a salvarsi dalle rappresaglie tedesche seguite all’8 Settembre e che per questo combattevano contro l’occupazione nazista. Un aspetto della resistenza molto trascurato dalla storiografia. Soprattutto a partire dal Dicembre 1943 si organizzarono, principalmente sulle colline e sui monti le varie bande costituite dai vari partiti di sinistra (comunisti, socialisti e azionisti) e anche se in misura minore dai democristiani e dai liberali. 

Per quanto riguarda i partiti della sinistra, essi erano spinti da un sentimento sovversivo, sia contro i fascisti e i tedeschi, sia contro gli Alleati, visti come il principale ostacolo alle loro aspirazioni future di dominio.

Avrebbe infatti scritto il 15 agosto 1944, Agosti a Bianco (dirigenti del Partito d’Azione e comandanti delle formazioni piemontesi di Giustizia e Libertà): “alla fine di tutto ci saranno gli anglo-americani…..e tutti i nostri bei progetti di ricostruzione e di risanamento dovranno ben presto fare i conti con gli interessi di Wall Street e simili”.

La sinistra voleva quindi eliminare quanti più fascisti avesse potuto, affinché fosse data una prima spallata al vecchio assetto amministrativo e sociale (Agosti nella stessa lettera citata scriveva: “ occorre, prima dell’arrivo alleato, una San Bartolomeo di fascisti che gli tolga la voglia di ricominciare per un bel numero di anni”).

Anche nel movimento partigiano erano molto diverse le motivazioni che li spingevano a combattere contro l’occupazione tedesca. Oltre alla rivoluzione socialista auspicata dai partiti di sinistra (e addirittura all’invocazione di alcuni comunisti di creare uno Stato di stampo sovietico), vi erano altri che auspicavano un ritorno allo stato liberale e anche coloro che avevano fiancheggiato il regime, ma che ora si accorgevano che bisognava realizzare qualcosa di nuovo e guardare al di là del fascismo.

Ed eccoci infine al terzo protagonista: il popolo italiano. Ha scritto Renzo De Felice: “Sicchè, in definitiva, se coloro che finirono per schierarsi con la Rsi furono pochi, quelli che effettivamente si schierarono con la resistenza, pur essendo più numerosi, furono meno di quanti la retorica resistenziale ha voluto far apparire, mentre a costituire la maggioranza fu sino alla fine,…., una grande zona grigia composta da coloro che si sforzavano di sopravvivere tra gli uni e gli altri, per dirla con Mussolini con “rassegnato fatalismo”. La popolazione civile era in maggioranza ostile ai fascisti e ai tedeschi, che con i loro sistematici rastrellamenti apportavano terrore, dolore e devastazione, ma non per questo erano con i partigiani, soprattutto di “sinistra”. Infatti furono questi ultimi che con atti di sabotaggio, con continui attentati, davano il via alle reazioni opposte. Non vanno dimenticate inoltre, le odiose requisizioni, le tassazioni forzose, le rapine alle banche, i cosiddetti “autofinanziamenti”, i soprusi, imposizioni, grassazioni e violenze indiscriminate subite da gran parte della popolazione e spesso anche da poveri contadini per i quali la requisizione di una mucca costituiva un dramma.

Ha scritto De Felice: “Sin dalle prime vicende immediatamente successive all’8 Settembre gli italiani vissero un dramma, che troppo spesso, è stato spiegato dai suoi protagonisti e dalla loro storiografia in due modi che hanno sfigurato la realtà del 1943-45 e ridotto la resistenza molto più simile ad un oggetto di culto che ad una pagina della storia d’Italia fondamentale per comprendere l’incidenza delle vicende di quegli anni e sulla mancata ricostruzione di quel tanto di tessuto morale nazionale che si era preservato.”

E’ bene quindi ricordare che il contributo fondamentale, senza il quale la liberazione dall’odiosa occupazione nazista non sarebbe avvenuta e che spesso viene oscurato o addirittura dimenticato per ovvie ragioni politiche, fu quello dell’esercito Alleato.

E’ vero che gli Alleati spesso con i loro bombardamenti indiscriminati si alienavano buona parte delle simpatie popolari, tanto è vero che in alcune città apparvero striscioni del tipo “abbasso tutti”, ma è pur vero che tutta la loro opera era tesa a liberare l’Italia dal nazismo, dai vari residui fascisti ed anche, e ciò non va dimenticato, dal pericolo comunista.

Come avrebbe detto Churchill: “bisogna evitare ad ogni costo che l’Italia dalla padella fascista passi nella brace comunista”.

E infatti morirono a centinaia di migliaia i soldati alleati per liberarci dai nazisti, dai residui fascisti e dai comunisti.

A questi martiri, a questi eroi della libertà va il nostro più sincero ringraziamento.

Siamo altresì sicuri che all’interno della Resistenza vi siano stati elementi che credevano nella libertà e che combatterono per essa. Anche se di troppi crimini (a guerra conclusa furono uccise oltre 19.000 persone)  si è macchiata la Resistenza.

Federico Mugnai
Circolo di Piazza Giotto
Il Buongoverno nel PdL

Bibliografia

Renzo De Felice-“Mussolini l’Alleato”, parte III, “La guerra civile”
W. Churcill, In guerra
L. Bolla, “Perché a Salò”
G. Agosti- L.. Bianco, “Un’amicizia partigiana”
F. Chabod, “l’Italia contemporanea (1918-1948)                                         

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2 commenti

  1. giorgio chiarini scrive:

    QUI SPERO NON SI VOGLIA BANDIRE PROPRIO NIENTE….
    e vergogna di cosa?

  2. massimalista scrive:

    Bandite queste rubricheee!!!
    VERGOGNA!!!

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