19 apr, 2009
L’indifferenza per la politica
Antonio Gramsci, filosofo e politico italiano, in un articolo pubblicato nel 1911 su “La città futura” scriveva: “Odio gli indifferenti (…) L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.(…) Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente”.
Se siamo tutti delusi dai nostri politici è anche perchè ce ne stiamo a casa al calduccio d’inverno e al freschino d’estate. Se ce ne stiamo a casa e poi succedono cose come variantopoli ad Arezzo o i rifiuti per le strade a Napoli. Dobbiamo invece chiedere conto ai politici. Chiedere conto di quello che fanno e loro devono rendere conto a noi. A cominciare da come selezionano gli amministratori pubblici elettivi (a volte mi domando se lo fanno apposta) per finire a quanto guadagnano, non solo negli incarichi istituzionali ma in tutto il sottobosco di incarichi para-istituzionali in società partecipate la cui funzione principale è quella di distribuire stipendi ad amici e sodali. Peccato che come cittadini non esercitiamo il controllo sociale sui nostri amministratori. Però ci lamentiamo. Dobbiamo invece ritrovare il gusto della partecipazione e del controllo sociale, tanto a destra quanto a sinistra. Il partito conta relativamente, quello che conta è l’amore per la propria nazione, per la propria regione e per il proprio territorio. Più aumenta l’indifferenza e l’insofferenza della gente per bene verso la politica e più la cosa pubblica diventa terreno di scorribande per i peggiori avventurieri.

Oltre che filosofare ci puoi dire cosa dobbiamo fare per non sentirci gli indifferenti di cui parli? Dovremmo forse scendere in piazza e urlare all’indecenza? se servisse… ma il cittadino non si strumentalizza così, gli si dà voce che è diverso. E la voce può essere quella di un politico onesto che li rappresenta, che se non basta la denuncia deve fare casino e se lo fa non è per i soldi o per il potere (che viene da se dopo però) ma per vocazione e spirito di servizio. E’ così che un politico si fa le ossa e si conquista la popolarità e il consenso dal basso come dici tu.
E’ l’impotenza più che l’indifferenza di cui tu parli che mi distrugge e i discorsi come i tuoi mi provocano un disagio forte e basta. Mi sentirei meglio se persone come te avessero un ruolo ancora più attivo in politica non solo di denuncia.