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La cornice culturale del PdL

di Federico Mugnai

Il Popolo della Libertà è nato ufficialmente il 29 Marzo 2009. In realtà si trattava di un partito, o per meglio dire di un movimento di popolo, che era già nel cuore di una buona parte degli italiani, molto prima di questa data. Non bisogna però commettere l’errore di credere che con la nascita del Pdl, il lavoro all’interno del partito possa definirsi concluso. Al contrario essa costituisce solo il punto di partenza di un grande cammino. E’ vero che abbiamo raggiunto un vasto consenso popolare attorno a questo grande movimento. E’ altresì vero che non possiamo più permetterci il vanto di amministrare o di governare senza avere alle spalle una visione della società molto più dettagliata. Bisogna iniziare a far leva sul popolo, incentivarlo a partecipare a qualsiasi iniziativa, purché sia tesa al bene comune, dare cioè a qualsiasi cittadino la possibilità di esprimere le sue qualità, apportando il suo bagaglio di esperienze e di capacità, senza però costringerlo a vincoli di appartenenza. Ciò è espressione della più viva partecipazione del popolo ed allo stesso tempo della sua libertà. Altro tema importante ed in parte collegato al precedente è la cultura. Chi afferma oggi che il centro-destra non abbia una propria cultura è bugiardo. A livello nazionale vi sono decine di grandi associazioni cui appartengono importanti uomini e donne, intellettuali, filosofi, storici, politologi, sociologi di tutta Italia, che stanno dando un notevole contributo culturale al Pdl. La presunta egemonia culturale della sinistra non esiste. E’ una delle più grandi finzioni che il genere umano ricordi. A meno che, se per egemonia culturale si intenda controllare le maggiori case editrici, in modo tale che le librerie di tutta Italia siano costrette a vendere per lo più libri scritti da uomini di sinistra, mentre molti altri interessanti libri vengano messi ai margini, perché pubblicati da case editrici di secondo livello. Va però riconosciuto che la situazione è notevolmente migliorata. Quando vi era ancora il “democratico” Pci i libri scomodi non venivano nemmeno pubblicati. Cito solo uno dei casi, forse uno dei più emblematici. Nel 1951 veniva dato alle stampe l’importante volume di Hanna Arendt, “Le origini del totalitarismo”, in cui si affermava che il comunismo era un totalitarismo terroristico. Dovettero passare molti anni prima che quel fondamentale volume fosse pubblicato in Italia. E’ questa purtroppo la concezione di libertà che hanno alcuni all’interno della nostra Nazione. Noi non saremo mai così arroganti da definirci culturalmente superiori agli altri. Desideriamo e pretendiamo però che la cultura non sia più controllata da una fazione politica, ma sia patrimonio di tutta la Nazione. A noi del Pdl non resta che esprimere la nostra cultura non più solo a livello nazionale, ma bensì allargandola a livello provinciale, a stretto contatto con i vari territori locali.

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