18 apr, 2009
Appuntamenti con la storia. Il comunismo
Il comunismo si presenta ai nostri occhi come una ideologia molto complessa che merita approfondimenti vari su alcuni temi centrali, che tratteremo in articoli successivi. Per una analisi superficiale si dovrà però “sopportare” una piccola premessa filosofica senza la quale è quasi impossibile capire tale ideologia nella sua essenza. L’ideatore del comunismo fu un filosofo tedesco, Karl Marx.. La critica di Marx alla filosofia parte da un concetto fondamentale: “I filosofi si sono limitati ad interpretare il mondo in modi diversi, si tratta ora di trasformarlo”. Partendo da questo presupposto Marx elabora tutto il suo pensiero filosofico volto a rivoluzionare la società Cardini di questo pensiero sono il suo storicismo, cioè la sua interpretazione della storia come manifestazione della lotta di classe. Da qui la suddivisione della società in due categorie: borghesia e proletariato, ossia oppressori ed oppressi in incessante contrapposizione. Alla fine la lotta di classe esploderà inevitabilmente diventando rivoluzione, e il proletariato abbatterà la borghesia. La rivoluzione del proletariato sarà una rivoluzione mondiale perché il mercato è diventato mondiale. Inoltre con l’abbattimento della borghesia, il proletariato non si sostituirà ad essa come classe dominante , ma darà luogo a una società senza classi in cui non vi sarà più chi domina e chi è dominato: il comunismo. Con la borghesia dovranno essere smantellato tutte le sovrastrutture che legano la società, in quanto servono solo a rendere schiavo l’uomo. Secondo Marx il mondo è “un mondo alienato, perciò esso produce la religione come sua immagine, come sua rappresentazione”. Essa è “l’oppio dei popoli” ed “è l’uomo che crea Dio a sua immagine e non dio che crea l’uomo”. Vanno inoltre alienate le disuguaglianze sociali. La proprietà privata non va estesa a tutti come auspicano i socialisti, ma va abolita, perché “è un’acquisizione negativa della storia e non un diritto naturale”. Vanno cioè create le basi per le quali dall’uguaglianza giuridica si passi all’uguaglianza economica con lo Stato che dà ai cittadini una quantità di denaro uguale. Altro caposaldo della filosofia marxista è il materialismo. La società secondo Marx va spogliata di ogni spiritualismo, perché esso è alla base dell’ideologia che sopprime l’umanità. La stesa arte, le stesse tradizioni non sono altro che ideologia, perché rappresentano le idee della classe dominante. In altri termini le idee sono un riflesso delle condizioni di vita materiale, cioè dell’attività economico-produttiva che gli uomini svolgono. Quindi il motore della vita è la scienza economica, con la quale si sviluppano le idee. Sarà solo con l’avvento del comunismo che il popolo si impadronirà dello Stato e farà suoi i diritti fondamentali di libertà ed uguaglianza. Marx per non essere ritenuto un utopista, darà solo queste indicazioni su come dovrà essere la società comunista. Questa in estrema sintesi la filosofia di Marx, che ai nostri occhi oggi appare, senza esagerare delirante. Non va però demonizzata tale filosofia e va riconosciuto, che anche se in toni esasperati, essa rappresentò una critica profonda alle disuguaglianze del XIX secolo, talmente palesi che anche in scrittori e pensatori, per dirla come Marx “borghesi”, si sottolineerà tale stato di condizioni (Charles Dickens, Friedrich Nietzsche). Il comunismo, come sappiamo, da teoria divenne pratica. Senza addentrarci nell’analizzare i caratteri dei vari regimi comunisti che hanno sconvolto la vita di interi popoli, sarà bene chiarire perché il comunismo ha rappresentato sempre un potere totalitario ed oppressivo, lontano dalle aspirazioni del suo ideatore. Una spiegazione è nella natura umana: per eliminare le classi sociali, tutte le categorie ideali preesistenti, tutte le strutture, tutte le istituzioni come la famiglia, la religione, tutte le diversità, che sono aspetti naturali, perchè come ricorda Eraclito “nulla è uguale a se stesso”, bisognava sprigionare una tale forza sovversiva in modo tale da regger l’urto di tale cambiamento. Bisognava cioè creare un’altra forza contraria, ancora più potente in modo che controllasse tale cambiamento. E questa non era che la prima fase, cioè la così detta “dittatura del proletariato”. Finita la prima fase bisognava però costituire uno Stato che dirigesse tutto e che controllasse sia l’uomo, sia l’economia. Da qui il paradosso. Da liberazione dell’uomo il comunismo diventa la prigione vera e propria dell’uomo stesso. Esso non può creare ricchezza, perché è lo Stato che dirige l’economia; non può possedere perché la proprietà appartiene allo Stato; non può professare il suo credo religioso o costituire una qualsiasi associazione, perché ciò va contro i principi del comunismo. Non è libero nemmeno di costituire una propria famiglia, perché sarà lo Stato che controllerà le nascite, affinché “vi siano meno schivi possibili”. Al popolo vengono dati dei “contentini”: vengono creati dei circoli ricreativi controllati dal partito, dove ognuno al suo interno può divertirsi non rispondendo più ad alcuna morale (anarchismo collettivo).. Tutto ciò, insieme ad altre iniziative serve a creare quell’appiattimento della società, dove nel popolo non emerge più nessuno, ma tutto diviene massa caotica ed allo stesso tempo omogenea. La cosa che più colpisce è la mancanza di ideali nella società: non si crede più in niente se non nel partito che personifica lo Stato. Oltre alla miseria economica, causata dal controllo statale dell’economia e al disprezzo per il mercato, la cosa che più colpisce nei regimi comunisti è la totale perdita di identità dell’individuo, il suo smarrimento, la sua totale alienazione. Questo deserto è la testimonianza di come le idee non possano essere subordinate alla materia! Nel suo famoso libro, 1984 George Orwell, un ex socialista pentito di essere stato attratto dal comunismo scrive: “….era possibile leggere, ben stampati sulla bianca facciata in eleganti caratteri, i tre slogan del partito: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza.”. Voglio concludere questa analisi che non poteva che non concludersi se non con una condanna (non per pregiudiziali ideologiche, ma con l’evidenza delle cause e degli effetti del comunismo nel mondo), con un aforisma di Nietzsche che già nel 1879 capì la pericolosità insita in tale ideologia. Ecco cosa afferma : “Il socialismo è il fantastico fratello minore dell’ormai superato dispotismo, di cui vuol diventare erede; le sue aspirazioni son dunque reazionarie nel senso più profondo. Esso desidera infatti una pienezza di potere statale quale solo il dispotismo ha posseduto, anzi supera tutto il passato nella sua aspirazione all’annientamento formale dell’individuo: il quale gli si presenta come un ingiustificato lusso di natura, che dev’essere corretto e trasformato in un adeguato organo della comunità. A causa della sua parentela, esso compare sempre in prossimità di un eccessivo dispiegamento di potere, come l’antico, tipico socialista Platone alla corte del tiranno siciliano; desidera (e a volte favorisce) il cesareo Stato forte di questo secolo, in quanto, come abbiamo detto, ne vorrebbe divenire l’erede. Ma neppure questa ignoranza basterebbe ai suoi scopi: esso ha bisogno della più umile e mai vista sottomissione di tutti i cittadini di fronte allo Stato assoluto; e, poichè non può più contare sulla vecchia pietà religiosa verso lo stato, ma deve piuttosto lavorare incessantemente, senza volerlo, all’eliminazione di essa- in quanto cioè lavora all’eliminazione di tutti gli Stati esistenti- può sperare di esistere solo qua e là, per breve tempo, per mezzo del più violento terrorismo. Perciò si prepara a un dominio del terrore e alle masse semiignoranti ficca in testa come un chiodo la parola “giustizia”, per privarle totalmente dell’intelletto (dopo che questo ha già abbastanza sofferto a causa della mezza cultura) e procurar loro la buona coscienza per il gioco cattivo che dovranno giocare. Il socialismo può servire a insegnare molto brutalmente ed efficacemente il pericolo insito in ogni accumulazione di potere statale, e in questo senso a ispirare sfiducia nei confronti dello stato stesso. Quando la sua voce roca irromperà nel grido di battaglia. “Quanto più stato possibile!”, questo grido in un primo momento sarà più rumoroso che mai; ma presto proromperà, con forza tanto maggiore, il grido opposto: “Quanto meno Stato possibile!” (Umano troppo umano, aforisma 473). .

Ti prendi troppo sul serio giovane federico… vai a divertirti dammi retta…