14 apr, 2009
“Comunitari” e “liberal” nel Popolo della Libertà
All’art. 1 dello Statuto del Popolo della Libertà, alla cui approvazione il 29 marzo ho avuto l’onore di partecipare, si legge: “il Popolo della Libertà è un movimento di donne e uomini che credono nella libertà e vogliono rimanere liberi, e si riconoscono nei valori del Partito dei Popoli Europei: la dignità della persona, le centralità della famiglia, la libertà e la responsabilità, l’uguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà. Il Popolo della Libertà è nato dalla libertà, nella libertà e per la libertà, perché l’Italia, nel rispetto delle sue tradizioni di civiltà e di unità nazionale, sia sempre più moderna, libera, giusta, prospera, autenticamente solidale.
Il Popolo della Libertà riconosce e promuove la più ampia partecipazione popolare alla vita pubblica, sociale e nelle istituzioni; garantisce il rispetto del principio di pari opportunità fissato dall’art. 51 della Costituzione della Repubblica; esalta il riconoscimento del merito e rifiuta discriminazioni personali e sociali di qualunque natura”.
Ma la nascita del PdL è qualcosa di più della semplice costituzione di un nuovo partito: il PdL mette di fronte tutti (compresa la sinistra) ad un quadro politico, culturale e sociale totalmente nuovo.
Molte delle categorie che hanno caratterizzato la storia degli ultimi due secoli necessitano di un ripensamento e rinnovamento, anche a livello semantico, iniziando proprio da quelle che si definiscono “destra” e “sinistra”.
Mentre una volta al termine “destra” venivano associati ruolo ed istanze del singolo individuo ed al termine “sinistra” veniva attribuito il ruolo del primato della collettività, oggi con il PdL, il paradigma viene ad invertirsi, privilegiando la “destra” il bene comune oggettivo, fondato sul principio di realtà, e promuovendo invece la “sinistra” desideri individuali, prescindendo anche dal beneficio che potrebbero apportare alla società.
Si avvera la profezia di Marcello Veneziani che già alcuni mesi fa, proprio qui ad Arezzo, invitato dai Circoli del Buongoverno, pronosticava la nuova distribuzione politica e culturale degli italiani non più tra destra e sinistra ma tra “comunitari” e “liberal”. Quello che più sorprende è che ora questa nuova geografia politica sembra riprodursi nella forma di un dibattitto aperto all’interno dello stesso PdL, quasi a vaticinarne una sorta di autosufficienza politica che relega la vecchia sinistra in soffitta, tra i ricordi scolastici della Storia. Altro che pensiero unico!
Il nuovo Partito, nato al Congresso di Roma, è già operativo anche in Toscana. In occasione della prima formazione degli Organi territoriali del movimento, infatti, il Presidente nazionale, d’intesa con l’Ufficio di Presidenza, ha proceduto alla nomina dei Coordinatori regionali e provinciali e loro rispettivi Vice vicari.
Coordinatore provinciale e Coordinatore vicario per la provincia di Arezzo sono stati nominati rispettivamente Felice Maurizio D’Ettore e Paolo Ammirati.
A D’Ettore e Ammirati giunga dal Circolo di Piazza Giotto, l’augurio e l’auspicio di saper fare anche ad Arezzo del PdL, l’unico grande, plurale e democratico partito del 51% che gli italiani si aspettano, e di farlo con il concorso di tutte le anime culturali e di tutte le realtà associative che si riconoscono nello Statuto e nella Carta dei valori del PdL.
Antonino Armao
Delegato provinciale al Congresso del PdL
Il Buongoverno nel PdL