31 mar, 2009
Se chiude la SCA di Pratovecchio, chi pagherà il conto?
Davanti alla chiusura ingiustificata di una azienda come la SCA di Pratovecchio, sicuramente in controtendenza rispetto alla crisi economica generale, il Presidente della Provincia Ceccarelli e l’Onorevole Mattesini mettono le mani avanti.
I due, invece, dovrebbero chiamare il loro compagno di partito, il Presidente della Regione Toscana Martini, e decidere chi deve pagare il conto delle infrastrutture mai realizzate in Casentino.
Vogliamo fare un pò di sana dietrologia? Facciamola.
La comunità Montana del Casentino, nell’ambito del Piano di sviluppo socio-economico della comunità montana per l’anno 2006-2009, ha realizzato uno studio destinato a definire l’immagine “percepita” del territorio. Una analisi del clima sociale fatta con interviste a testimoni privilegiati, imprenditori e semplici cittadini, in gergo tecnico gli “stakeholder”, ossia i portatori di interesse che rappresentano il territorio.
Si legge nel documento pubblicato sul sito internet della comunità montana: “un altro degli argomenti che ricorre con insistenza durante le interviste ed emerge come punto di debolezza del Casentino è quello dello infrastrutture materiali (strada e ferrovia) ed in particolar modo la scarsità dei collegamenti, carenti sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo.
La laboriosità della gente e l’intraprendenza di individui acuti ed intelligenti ha determinato in passato la nascita di un tessuto produttivo solido, caratterizzato da attività economiche diversificate, che ha saputo fino ad oggi resistere alle crisi e alle incertezze economiche e ha aiutato lo sviluppo di un indotto di sub fornitori locali artigiani con la conseguente conservazione di tradizionali conoscenze e capacità lavorative. La globalizzazione che ha determinato un inasprirsi della concorrenza, richiede oggi per la sopravvivenza delle imprese oltre alla qualità e al valore distintivo del prodotto, prezzi di vendita competitivi e quindi la massima riduzione dei costi. Ecco che i collegamenti diventano determinanti e la critica alla viabilità casentinese e all’immobilismo politico ed amministrativo con cui l’annoso problema è stato da sempre affrontato ma mai risolto, una costante”.
Ed ecco che oggi, di fronte a questa consapevolezza, segnalata per tempo, i politici che amministrano questo territorio da sempre, si chiedono con aria da vergini stupefatte: come mai la SCA decide di delocalizzare la produzione altrove e come mai oggi le migliori aziende del Casentino (le migliori, non quelle decotte) vengono scacciate via non dalla crisi economica ma dai ritardi competitivi che ha accumulato la provincia di Arezzo in termini di grave carenza di infrastrutture?
Il Presidente Ceccarelli, ha messo in conto anche questo nel suo Bilancio sociale di fine mandato?
Oppure bisognerà chiedere spiegazioni al suo delfino Vasai che si candida a continuare a governare la Provincia per i prossimi cinque anni dopo essere stato già assessore per un decennio?
Chi pagherà il conto dei licenziamenti, dovuti non alla crisi economica globale ma agli incoscienti ritardi dell’amministrazione pubblica locale nella modernizzazione del territorio? Ceccarelli, Vasai o Martini?
E’ probabile che finirà come nel film di Pieraccioni “I laureati” dove i protagonisti, al momento di pagare il conto, improvvisano una fuga a cui lo stesso ristoratore (cioè il cittadino) darà il via, restando con il conto in mano.

Cara Marta,
vedo che è rimasta sempre alle solite multinazionali capitalistiche manovrate dal solito complotto pluto-giudaico-massonico.
La solidarietà ai lavoratori della SCA non è in discussione. E infatti dai politici ne arriva tanta in questi giorni. Alcuni politici però dovrebbero vergognarsi per quanto non è stato fatto in questi anni per le infrastrutture nella provincia di Arezzo e per il Casentino in particolare. Se oggi (con questa crisi) una azienda che va bene chiude, qualcuno dovrebbe farsi un serio esame di coscienza.
Vada per la Mattesini (che non sa di cosa si parla) ma il buon Ceccarelli, che queste cose le sa, dovrebbe almeno avere il pudore di non alzare troppa polvere per confondere le colpe della classe politica che rappresenta.
La saluto cordialmente (ma me la ricordavo più obiettiva).
Antonino.
Sono completamente d’accordo con Pier Angelo, qui sopra.
Sottoscrivo in pieno quanto ha scritto e condivido la sua indignazione per un’analisi così semplicistica e mirata a colpire evidenti bersagli politici.
Ci tengo anche a lasciare qualche parola in difesa di Ceccarelli che non si sta risparmiando in questa lotta a fianco dei lavoratori SCA. Purtroppo, in casi del genere, la politica territoriale ha ben poche colpe e carte da giocarsi. Che dire, piuttosto, di un governo e una classe politica nazionale che non ci difendono affatto da multinazionali che, con la scusa della crisi, fanno qui e altrove il loro porco comodo.
Caro Armao, la trovo approssimativo come non mai.
Rinnovo l’invito ad unirsi al presidio, un giorno di questi. Così, tanto per chiarirsi le idee.
Mi permetto di dissentire totalmente con quanto detto sopra, non ho da difendere i politici da lei citati, ma ai lavoratori della SCA di Pratovecchio oggi, adesso, serve ben altro che demagogiche, di parte e poco informate accuse verso gli altri… e se gli altri foste proprio voi un governo che continua a minimizzare sul dramma che circonda il paese. Se lei fosse piu informato e meno liberista sarebbe sufficientemente intelligente per capire che quanto da lei detto è superficialmente inesatto, perchè le carenze di infrastrutture non sono certo la vera motivazione della decisione del gruppo sca, sono una scusa delle tante. La multinazionale non poco tempo fa ha rifiutato un piano per il trasporto della cellulosa su rotaia, progetto se attuato sufficente per ridurre l’impatto ambientale e creare economie, favorendo la produzione. Se lei frequentasse il presidio a Pratovecchio forse darebbe maggior aiuto alle 130 persone di sca alle 60 di sodima e alle 120 persone dell’indotto e si formerebbe idee piu chiare e di maggior aiuto a tutti noi.
Ci tengo ad aggiungere che poi alla fin fine i nomi che lei tira in ballo ne hanno fatte di infrastrutture, la consuma è stata alleggerita di molte curve e la via per arezzo è in fase di miglioramento, certo una viabilità classica, impattante ed inquinante. ma a questo forse lei non aveva pensato. Grazie