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Il Capo dello Stato: basta faziosità su Marco Biagi

Redazione

Il Capo dello Stato è stato chiaro e netto: Marco Biagi ha pagato il clima di faziosità e odio. Ha pagato un approccio distorto “che impedisce ogni riconoscimento obiettivo del valore di ricerche e proposte come quelle portate avanti da Marco Biagi, con la stessa indipendenza di giudizio, in due diverse fasi politiche”. E ancora: “Lo spirito di fazione impedisce di apprezzare gli elementi di continuità che si possono presentare in un campo dell’azione di governo e parlamentare come quello delle politiche del lavoro”.
C’era anche Guglielmo Epifani ad ascoltarlo e qualcuno ha voluto cogliere nella presenza del leader della Cgil un possibile cambio di clima,”la chiusura della stagione della dura contrapposizione tra la Cgil di Cofferati e il precedente governo Berlusconi delle polemiche e dei contrasti che hanno accompagnato il varo stesso della legge Biagi” (Il Sole 24 Ore).
Purtroppo, nelle parole di commento di Epifani al discorso del Presidente, di questo cambiamento di clima non v’è cenno. Il segretario della Cgil si è limitato ad apprezzare “il richiamo a operare nel campo delle tutele e delle garanzie per coloro che ne sono privi”. Non una parola sulle sollecitazioni del Presidente per un riconoscimento alle proposte di Biagi, per un apprezzamento degli elementi di continuità sui quali proseguire nell’azione di riforma del mercato del lavoro, per uscire “da logiche puramente difensive e non farsi guidare da vecchi riflessi d’arroccamento attorno a visioni e conquiste del passato”.
Il leader della Cgil era chiamato a rispondere a una serie di domande implicite del discorso di Napolitano:
• ritiene ancora che la legge Biagi abbia bruciato una intera generazione condannandola alla precarietà e all’emarginazione?
• è d’accordo sullo “spirito limaccioso” delle sue proposte, a suo tempo evocato da Cofferati?
• Ritiene ancora, lui con la Cgil, che la legge Biagi vada abrogata e riscritta?
• È ancora dell’opinione che tale legge sia “simbolo di un disegno culturale e ideologico che va cancellato”?
Quando Epifani esprimeva queste opinioni, mai contraddette, il presidente di Federmeccanica e oggi deputato del Pd, Massimo Calearo (altri tempi) gli rispondeva: “Le dichiarazioni di Epifani sulla legge Biagi rendono più difficile il confronto”. E il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi parlava di una legge –macigno sulla strada di una concertazione già morta, di conflitto sociale inevitabile.
La divisione sindacale sulla riforma della contrattazione, le posizioni di questi giorni della Cgil sulla crisi, gli scioperi politici, le manifestazioni separate: tutto sta a dimostrare che il sindacato di corso d’Italia muove nella direzione evocata da Cremaschi, grande elettore dell’attuale segretario. Per questo Epifani non poteva dire nulla di più e nulla di diverso.
Non basta la presenza fisica a un convegno per affermare che è cambiato un clima. Perché non è così.

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