16 mar, 2009
Ecco i soldi veri stanziati dal governo per famiglie, aziende e lavoratori
“Il pacchetto di aiuti dell’Italia è un risposta adeguata alla recessione e le misure sono in linea con il programma europeo”. Così lunedì 7 marzo l’Ecofin, il consiglio dei ministri economici dell’Unione europea, promuoveva a pieni voti quanto fatto fino ad allora dal governo per combattere la crisi. Di più: lo additava ad esempio ad altri paesi perché l’Italia ha destinato le sue risorse su le tre direttrici di famiglie, ammortizzatori sociali ed imprese, anziché impegnare capitali dei contribuenti in un’incerta opera di nazionalizzazione di banche e assicurazioni, come invece Gran Bretagna, Francia e Germania.
Questa dovrebbe essere una risposta al presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che nel fine settimana ha reclamato dal governo “soldi veri” per le aziende e l’economia. Che i soldi veri ci sono, la Marcegaglia lo sa benissimo, anche perché il più delle volte ha partecipato personalmente assieme alle parti sociali alla stesura dei provvedimenti, condividendoli. Certo, il presidente della Confindustria si rivolge in queste occasioni alla platea dei suoi iscritti, alle prese con la crisi e con il credito bancario. In un certo senso fa la sua parte.
Al solito il segretario del Pd Dario Franceschini ha cercato di saltare sul treno (sbagliato) delle parole della Marcegaglia per rispolverare il suo vecchio slogan “molte promesse, niente soldi”. Se la leader della Confindustria recita il suo ruolo di pungolo al governo – immediatamente accontentata da Silvio Berlusconi, che la vedrà domani – Franceschini, come sempre, mente.
Non sarà male, in ogni caso, fornire l’elenco aggiornato dei “soldi veri” stanziati finora dal governo. In soli quattro mesi.
• Ammortizzatori: 21 miliardi. Per il biennio 2009-2010 il governo ha messo a disposizione 21 miliardi di euro. Di questi, 12 miliardi sono a copertura degli ammortizzatori “ordinari”: quelli compresi nel bilancio dello Stato e destinati alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria. A questi si devono aggiungere altri 8 miliardi (4 nel 2009, altrettanti nel 2010) destinati ad ammortizzatori sociali “in deroga”. Cioè, per tutte quelle categorie che – tradizionalmente – erano escluse da assegni di copertura sociale: a cominciare dai lavoratori atipici e dai precari. Non solo. Nell’ultimo consiglio dei ministri il governo ha ulteriormente irrobustito con un altro miliardo l’assegno per i precari a cui non viene rinnovato il contratto, raddoppiando dal 10 al 20% dell’ultima retribuzione l’indennità in assenza di lavoro; e ha concesso ai cassintegrati di svolgere lavori saltuari (fino a 3.500 euro) in aggiunta alla cassa integrazione. Un assieme di norme che va a beneficio dei lavoratori, ma che evidentemente consente anche di ridurre la pressione sociale sulle aziende.
• Imprese: 11 miliardi. A sostegno diretto delle aziende è stato creato – presso la presidenza del Consiglio – un Fondo destinato all’economia reale. Si tratta di 9 miliardi pronta cassa alimentato con i soldi originariamente destinati alle aree sottoutilizzate, in carico ad ogni singolo ministero, e che rischiavano di andare persi. Non solo: il governo ha erogato, già da metà febbraio, 2 miliardi di euro come bonus rottamazione di auto, elettrodomestici, mobili, elettronica. Il tutto in una logica anche di ricambio ecologico. I primi effetti si sono visti con gli incentivi per l’auto: il mercato ha fatto registrare un aumento di vendite già nel’ultima parte del mese, mentre a marzo dovrebbe, dopo molti mesi, tornare completamente positivo.
• Famiglie: 8 miliardi. Fin dal manifestarsi della crisi (fine 2008) il governo ha stanziato prima 7 miliardi, poi un altro miliardo, destinati: alla carta acquisti, o social card, per i meno abbienti e gli anziani; al bonus fiscale (fino a 2.500 euro) per i nuclei a basso reddito e con disabili a carico; agli sconti per l’iscrizione dei bambini agli asili nido; ai crediti d’imposta per l’acquisto di prodotti dell’infanzia (latte in polvere e pannolini); al rinnovo della detraibilità fiscale di una serie di consumi sociali, come l’abbonamento ai mezzi pubblici.
• Infrastrutture: 18 miliardi. Nel complesso il governo ha sbloccato (anche con l’impegno dei privati) risorse per 17,8 miliardi di euro. Dieci miliardi destinati per l’ammodernamento e potenziamento della rete stradale e autostradale, dalla Pedemontana lombarda alla Salerno-Reggio Calabria alla statale Jonica. Il resto distribuito nel rafforzamento delle infrastrutture ferroviarie (Alta velocità, 2,75 miliardi); metropolitane (1,5 miliardi); Ponte sullo Stretto (1,3 miliardi); edilizia scolastica (un miliardo); salvaguardia della laguna di Venezia (800 milioni); l’edilizia carceraria (200 milioni); i sistemi idrici meridionali (150 milioni). Si tratta anche qui di soldi veri: i cantieri si apriranno entro sei mesi. Ed a chi dubita o si attarda in facili ironie, basterà ricordare il precedente del Passante di Mestre: dopo decenni di discussioni inconcludente, il precedente governo di centrodestra ne ha avviato i lavori nel 2005, e poco più di quattro anni dopo, un mese fa con Berlusconi, lo ha inaugurato perfettamente funzionante.
• Edilizia: 1,5 miliardi. Il piano casa varato assieme alle regioni vale 550 milioni, ma potrebbe risultare molto più ampio a seconda di quanti vorranno utilizzarlo. Come è noto si tratta da una parte di far ripartire l’edilizia popolare, dall’altra di consentire l’aumento di cubature, nel rispetto dei piani paesaggistici e senza abusi, in percentuali dal 20 al 30% a seconda che si usino tecnologie ecologiche e di risparmio energetico. In più è stato reso permanente l’abbattimento al 10% dell’Iva sulle costruzioni.
• Soldi al credito: 12 miliardi. Traduciamo così i Tremonti bond. Il meccanismo è semplice: il governo compra dalle banche che ne fanno richiesta obbligazioni da loro emesse remunarandole intorno al 7,5%. In cambio gli istituti di credito si obbligano a fornire una serie di garanzie alle aziende ai privati: dai fidi e prestiti per le imprese (sui quali i prefetti vigileranno in collaborazione con Bankitalia), alla sospensione temporanea della rata del mutuo per chi si trovi in cassa integrazione o in disoccupazione. Che non si tratti di “soldi alle banche”, come ha cercato di far credere la sinistra, ma di soldi veri al sistema produttivo lo dimostra l’iniziale incertezza con cui gli istituti di credito hanno aderito all’iniziativa. Non desiderando perdere i loro privilegi, specie in tema di prestiti, hanno atteso il da farsi, finché il Banco Popolare ha rotto il fronte prenotando 1,45 miliardi, in gran parte che consentiranno il salvataggio della Banca Italease (e relativi clienti). Altrettanto, per importi diversi, si accingono a fare Intesa SanPaolo, Unicredit, Mps ed altri.
• Straordinari e contratti. A questo elenco, finora pari a 71,5 miliardi di “soldi veri”, si possono aggiungere i fondi messi a disposizione dal governo per il finanziamento del nuovo modello contrattuale, definito dalla Confindustria “una conquista per le imprese e per i lavoratori”, e che invece è stato bocciato dalla Cgil. Si tratta dell’articolazione del contratto su vari i livelli; il governo interviene detassando gli straordinari ed i premi di produzione fino a 3.500 euro, tetto che potrà essere aumentato con la ripresa. Importo? Almeno 500 milioni.
• Garanzie su depositi, mutui e obbligazioni. Fin dall’inizio della crisi il governo ha assunto su di sé, cioè sullo Stato, la garanzia sui depositi in conto corrente di ogni cittadino, fino ad un importo di 103.000 euro per ogni singolo intestatario. Garantite anche le obbligazioni ed i pronti contro termine espresse in titoli pubblici. Garantita la rata dei mutui, che in sostanza non potrà eccedere, per quelli a tasso variabili, l’interesse complessivo (spread compreso) del 4%. La Banca d’Italia ha messo a disposizione 40 miliardi di euro per il riacquisto dalle banche di titoli tossici in cambio di titoli ad elevata qualità. Questi fondi non li conteggiamo: ma, se caso mai occorresse, ci sono.
• L’Italia ha fatto più degli altri governi. Conclusione “l’Italia ha finora erogato 45 miliardi di euro, e con i fondi europei già impegnati si raggiunge, nel triennio 2008-2010, gli 80 miliardi di euro”. La fonte? Repubblica di oggi. Fonte non sospetta, diremmo. Vediamo quanto hanno messo sul piatto gli altri paesi: Germania 81 miliardi, Spagna 61, Francia 29, Gran Bretagna 23. Parte di quanto speso dai nostri partner, però, comprende i fondi serviti al salvataggio delle banche, cioè ad intervenire direttamente nel loro capitale (non è il caso della Gran Bretagna, che li conteggia a parte: si tratta di ben 200 miliardi). Certo, sono cifre distanti dai 660 miliardi previsti finora dal piano Obama. Ma la crisi è nata neli Usa, là si sono persi mutui e case, l’industria automobilistica è al crack, non esiste l’assistenza sanitaria per tutti. E non esiste neppure la certezza che il piano Obama funzioni. Tornando a noi: si chiedono “soldi veri”. Eccoli: veri, anzi “verissimi”.
