13 mar, 2009
Non lasceremo indietro nessuno
La crisi economica è “una terra incognita” ma il governo farà del tutto “per non lasciare indietro nessuno”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti intervenendo a un convegno sull’Agricoltura. “Siamo in una terra incognita, conosciamo alcuni elementi ma non tutti: ma siamo certi – ha assicurato il ministro – di fare il massimo possibile per non lasciare indietro nessuno”.
Il ministro in apertura di intervento ha anche citato il libro della Genesi della Bibbia. “È il solo libro che oggi ci può dare qualche indicazione”, ha commentato. Parlando sempre della crisi economica, Tremonti ha ribadito che “è globale non solo nell’impatto ma anche nelle cause perchè la globalizzazione è stata fatta troppo in fretta”.
Ricordando che tutto è cominciato 20 anni fa il ministro ha sottolineato: “Mai nella storia dell’umanità un cambiamento così intenso è stato fatto in così breve tempo. Dal 1989 sono passati 20 anni e 20 anni non sono il passaggio da una generazione all’altra”.
“Dal ‘90 gli Stati – ha spiegato – hanno rinunciato alla sovranità monetaria e hanno permesso che la moneta fosse stampata dalle banche. Accanto a una moneta buona, sovrana, si è aggiunta un’altra moneta non buona, stampata sul nulla. Così c’è stata una diffusione esponenziale di titoli che non rappresentano una proprietà, valori oggettivi”.
Per Tremonti “le crisi hanno sempre un termine e questa non è la fine del mondo ma la fine di un mondo, dominato dall’illusione della ricchezza costruita attraverso il debito e dominato dalla falsificazione dei bilanci. Il mondo al termine della crisi avrà dimensioni meno surreali e più reali, meno finanziari e più materiali. Ci si guadagnerà – ha sottolineato Tremonti – in termini di valori spirituali”.
Per il ministro questa crisi potrà dare anche un valore diverso all’agricoltura: “Il cibo non è una merce qualsiasi, una qualunque comodity, che per esempio dall’alto dell’Europa va trattata in termini di concorrenza”.
Il ministro infine, ricordando il dizionario filosofico di Voltaire, ha detto che se si dovesse scrivere oggi “dovrebbe iniziare proprio con ‘A come Agricoltura’”.

