5 mar, 2009
L’effetto Italia sulla crisi
“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. È l’art. 47 della Costituzione. Un articolo che Tremonti ha difeso e valorizzato durante la vicenda Cirio-Parmalat, e che ora intende applicare alla lettera in tempi di crisi finanziaria.
Proprio il rispetto dell’articolo della Costituzione è alla base dell’iniziativa promossa dal ministro dell’Economia, che ha messo intorno al tavolo imprenditori, sindacati e mezzo governo. Obbiettivo: discutere tutti insieme le formule ed i modi per evitare che alle aziende manchi il necessario flusso di finanziamenti.
La stretta creditizia – ha detto Tremonti – è stata “più marcata” in Italia che “nel resto dell’area Euro”. Seppure altre economie continentali stiano vivendo in modo più significativo gli effetti della crisi, le nostre banche (meno esposte alla turbolenza finanziaria) hanno stretto i cordoni della borsa, e limitato l’accesso al capitale da parte delle aziende.
In questo quadro si inseriscono i cosiddetti Tremonti-bond. Strumenti destinati, da una parte, a garantire la necessaria patrimonializzazione delle banche; e, dall’altra, a creare le condizioni affinchè gli istituti tornino ad erogare i finanziamenti alle imprese. I Tremonti-bond, quindi, sono un mezzo al servizio delle aziende. Ma anche uno stimolo destinato ad eliminare dal campo ogni alibi all’industria del credito di rallentare il suo ruolo vitale a sostegno dell’economia.
In altre parole, il governo – nel rispetto della Costituzione – ha creato le condizioni perché all’economia reale non manchi l’elemento fondamentale (il credito). A questo punto, ogni attore della scena economica deve fare la propria parte. E le banche, in testa.
D’altra parte, proprio gli istituti di credito stanno beneficiando di quella che è una caratteristica intrinseca della società italiana: la propensione al risparmio. Stime ufficiose parlano di un aumento dei depositi per valori prossimi ai 30 miliardi di euro: due punti di pil. A fronte di impieghi che non dimostrano la stessa velocità.
Ne consegue che le banche sono nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo di volano dell’economia. Così da tamponare gli effetti della crisi su imprese e famiglie. E nel pieno rispetto dell’art. 47 della Costituzione.
