27 feb, 2009
I reduci di Ceausescu e la “questione romena”
Nella pervicacia con cui taluni difendono l’immigrazione illegale in questo Paese c’è una propensione all’autodistruzione che meriterebbe una seduta psicoanalitica se non fosse diventata una posizione ideologica che merita ben altra analisi.
Sono rimasto molto colpito da un recente incontro con due rappresentanti della comunità romena a livello nazionale. Lui un avvocato impegnato nella difesa dei diritti dei suoi connazionali e lei la responsabile di un patronato.
Con una semplicità disarmante, i due mi hanno confidato che il vero problema della diffidenza verso i romeni è che (testuali parole) “le leggi italiane sono come se non ci fossero” perchè in Romania lo Stato, agli autori di certi reati “fa passare la voglia di commetterne altri”. Argomento difficile da controbattere ma bisogna comprenderne la logica.
Guardiamo per esempio alla Francia, che ha saputo vivere per decenni in simbiosi linguistica e culturale con Ionesco, Mircea Elide, Emile Cioran, ma che non ha esitato soltanto nel 2008 ad espellere 7.000 indesiderabili romeni. Nel corso dello stesso anno, l’Italia ne ha espulsi circa 40.
L’immigrato corretto, che paga le tasse, può trovare nel nostro Paese protezione sindacale, assistenza sanitaria, contratti di lavoro, tredicesime pagate, in un ambiente che nonostante la crisi è tuttora ricco e, nell’insieme solidale per legge e per animo, rispetto alla sua nullatenenza originaria.
Eppure c’è una piccola minoranza, quasi l’un per cento di una comunità che su un milione di persone raggiunge la ragguardevole cifra di diecimila persone, composta di individui instabili, ubiqui, spesso clandestini, dediti allo spaccio di donne e di droga, fuggiti dalla Romania per malefatte impunite, giunti dal profondo postcomunismo ceauceschiano, taluni già espulsi più volte dall’Italia e poi ritornati indenni, attirati e rassicurati dall’incertezza della pena con cui sovente li condonano tribunali indulgenti.
Sono le minoranze aggressive che purtroppo, ingiustamente, marchiano a fuoco una intera comunità (la più numerosa in Italia) che vive e lavora onestamente. Non a caso da noi si trova il 40 per cento di romeni ricercati con mandato internazionale. Non a caso ci sono 1.773 romeni in attesa di processo e 953 condannati in via definitiva. Sono i restanti 990.000 che ne subiscono le conseguenze morali. E’ una minoranza corrotta a dare corpo alla “questione romena”. Ma non solo.
C’è un’altra minoranza di italiani, falsi umanitari, che bolla sistematicamente come xenofobi quelli che “pretendono” che in Italia non entrino gli avanzi del peggiore regime comunista che l’Europa abbia conosciuto e definisce autoritari i Governi che intraprendono misure in tal senso.
Motivazione etiche o religiose? Niente affatto. Si vogliono usare quei diecimila reduci di Ceausescu come bombe umane per destabilizzare e delegittimare le radici sociali di questo Paese che sono cattoliche e liberali, da sempre ispirate all’accoglienza e alla tolleranza, radici nelle quali peraltro si riconoscono quei 990.000 romeni che vengono in pace. Lo scopo di chi invece intende favorire l’immigrazione clandestina ancora una volta non è umanitario ma è quello di affermare una cultura pseudocosmopolita, sedicente internazionalista, falsamente aperto al mondo ma in realtà provinciale, da compagnucci della parrocchietta in mala fede. Una pseudocultura senza radici e senza storia, artificiale, di ispirazione marxista. La stessa cultura artificiale da cui è fuggito quel popolo di romeni onesti che sono venuti in Italia a ricongiungersi al ceppo della comune civiltà romanza. Questa è l’origine della “questione romena” in Italia, non il presunto razzismo degli italiani.
Ci hanno provato con la lotta armata a fare sorgere il sol dell’avvenire sul suolo italico ed è stato un tragico fallimento, ci hanno provato per via giudiziaria ed è stato un flop, ci vorrebbero provare favorendo l’immigrazione illegale dei peggiori delinquenti balcanici e mediorientali e sarà il “de profundis” dell’esperienza marxista in Italia, grazie anche al contributo elettorale dei romeni in regola con la legge che presto voteranno alle elezioni amministrative.
Intanto tocca spiegare che gli italiani non sono razzisti. Ma questo i fratelli romeni lo sanno benissimo.
