12 feb, 2009
Perchè il capitalismo degenera
Per superare la crisi economica e non entrare in una nuova servono nuove regole. “Il nuovo secolo deve, può essere il secolo del ‘legal standard’. Fatto da regole non limitate alla finanza, ma estese alla struttura sostanziale del capitalismo, come è degenerata negli ultimi anni”. È quanto scrive il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nelle conclusioni di un lungo intervento sul Corriere della Sera, nel quale affronta le patologie del capitalismo.
“Senza nuove regole – sottolinea Tremonti – il superamento di questa crisi, fatto con i vari piani di salvataggio o con la bad bank, sarebbe infatti solo la preparazione della nuova”.
Tremonti spiega che “la degenerazione del capitalismo si è manifestata principalmente in quattro patologie”.
La prima patologia: “vendere a terzi il rischio incorporandolo in nuovi prodotti finanziari. Così – scrive Tremonti – meno rischi e più guadagni. E così il rischio ha cominciato a circolare. C’è un antico detto – prosegue Tremonti – secondo cui i banchieri ti prestano il denaro come l’ombrello. Ma te lo prestano quando c’è il bel tempo e te lo ritirano quando invece viene la pioggia. Qui è avvenuto l’opposto: più debito e ancora più debito. È così che si è diffusa l’arte di vivere indebitati, grazie al buon cuore delle banche, e nella progressione di un paradigma che, basato sull’azzardo matematico dei derivati, ha creato e sta creando, effetti progressivi di crisi”.
La seconda patologia indicata dal titolare di via Venti Settembre è “la possibilità di sviluppare attività economiche e finanziarie fuori dalle giurisdizioni ordinarie”. Il problema, sottolinea Tremonti, non è solo la deregulation. “Una quota importante di capitalismo – sostiene – è entrata più che nello schema della deregulation, nel regno dell’anomia”.
La terza patologia: “la parte affluente e più dinamica del capitalismo è uscita dallo schema della società per azioni e ha utilizzato altri strumenti, gli hedge fund, gli equity fund. Questi sono strumenti che rappresentano un’evoluzione assolutamente esterna e alternativa rispetto allo schema legale di base proprio del capitalismo, che è appunto la società per azioni”.
Infine, la quarta patologia, è il fatto che “ultimo capitalismo si è liberato dal vincolo della partita doppia (distinzione fra conto patrimoniale e conto economico) e si è spostato solo sul conto economico, abbandonando la base del conto patrimoniale”. È così che, secondo il ministro, “è venuto via via configurandosi un capitalismo di tipo nuovo, di tipo take away: estrai ricchezza dal conto patrimoniale, saccheggi i valori che ci sono dentro e li porti fuori”.
“Che fare? – scrive Tremonti – se la crisi ha origine nella finanza, non la curi dalla parte sbagliata con gli stimoli applicati dal lato dell’economia reale”. Certo, sottolinea Tremonti “è giusto agire sulle strutture sociali ed economiche per cercare di assicurarne la tenuta”, ma se l’origine della crisi è nella finanza, “nella mancanza di fiducia fra banchieri e finanzieri, se la crisi non è una crisi di liquidità ma di solvibilità, la medicina non è nel fondere banche fallite, non è lo switch o swap fra debito privato e debito pubblico, non è creando domanda privata artificiale addizionale. Se sei drogato la cura non si fa con la droga.
Se il male è il debito, un eccesso di debito, continua Tremonti, “la cura non è data da altro debito addizionale, privato o pubblico che sia. Salvare tutto è missione divina. Se si pensa di salvare tutto, con l’ultima istanza dei governi, con i debiti pubblici, finisce che non si salva niente e si perdono alla fine anche i bilanci pubblici”.
Salvare il possibile, aggiunge, “è invece missione politica”. “Salvare le famiglie, le industrie, la parte delle banche autenticamente funzionale per lo sviluppo. Separare il resto, immettendolo in veicoli ad hoc, stabilire una moratoria di tassi e di tempi, sterilizzare i relativi valori nei bilanci. Il nome tecnico può cambiare: bad bank o chapter 11, ma la sostanza – conclude Tremonti – è la stessa, chiusa in una formula di radicale separazione del bene dal male, del funzionale dallo speculativo.
