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Politica, diritti e doveri

Redazione

Non è il momento del silenzio d’ordinanza. Non si mette il silenziatore a una morte che pesa sulle coscienze individuali e sulle responsabilità politiche. Sia imbarazzo o manierismo, chiedere di tacere, ora che il dramma umano di Eluana si è concluso, è chiedere l’impossibile. Significherebbe seppellire con lei il significato del suo calvario, cancellare la traccia durevole del suo passaggio tra noi. Un po’ come farla morire due volte, consegnandone la memoria al dolore privato dei suoi genitori. Con tutto il rispetto per l’afflizione di chi l’ha conosciuta piena di vita e ora la piange, le ragioni della politica non sono confinabili nel parco delle rimembranze.

Il dovere della politica è quello di affrontare le incongruenze che hanno accompagnato la fine di Eluana, degne di un teatro dell’assurdo. L’irruzione di una sentenza giudiziaria nel vuoto legislativo sui diritti della persona nel fine vita, richiama alla necessità di riconciliare senza altri indugi la legislazione con il senso comune. Sentenza incontrovertibile perché viene dalla Cassazione. Eppure discutibile, e anzi sconcertante, nelle sue premesse, fondata com’è su un atto di volontà individuale non espresso ma solo presunto. Il trattamento di fine vita è dunque il primo nodo da sciogliere perché nessuno possa temere di restare ostaggio delle macchine, o dell’altrui volontà.

L’altro nodo da sciogliere concerne l’effettività del potere di prendere decisioni, in una democrazia. La Costituzione demanda al governo la piena responsabilità della decretazione d’urgenza, ma la prassi invalsa in tempi di marasma parlamentare mette il presidente della Repubblica nelle condizioni di credersi depositario di un potere superiore di decisione. Eluana si è spenta perché non è stato dato corso al decreto del governo contro la sospensione dell’alimentazione. Eppure la firma negata alla norma in tempo utile sarebbe stata concessa alla medesima norma, tradotta in disegno di legge, fuori tempo utile.

Una cosa senza senso, che richiama l’attenzione sull’urgenza di restaurare un potere di decisione democratica, come quello esistente in tutti gli altri paesi europei. Dove non esiste il ricorso al decreto legge perché l’ordine del giorno del Parlamento è nella piena disponibilità del governo, secondo necessità e urgenza. Come sarebbe, per Costituzione, possibile anche in Italia, se non lo impedisse la matrice consociativa dei regolamenti parlamentari.

Non si tratta qui di cambiare la Costituzione, ma di applicarla come si deve. Al presidente Napoletano, sensibile alle ragioni dell’ammodernamento del sistema politico e istituzionale, si offre l’occasione di compiere atti conseguenti. Il freno che ha segnato il destino di Eluana può domani essere causa di ritardi devastanti per tutto il Paese.

 

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  1. Carla Fabbrini scrive:

    Condivido con te che la Costituzione non ha bisogno di essere cambiata, ma semmai applicata come si deve. Dopo tutta questa vicenda sulla necessità e urgenza di fare un decreto legge che salvasse la vita di Eluana e la lettera di Napolitano che in maniera del tutto inusuale, ha cercato di bloccare il Decreto prima ancora che fosse emanato perchè, come da lui sostenuto , mancante di detti requisiti (?), se avesse rispettato la costituzione, e precisamente l’art. 77 che recita: Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge” non avrebbe messo il Consiglio dei Ministri nell’imbarazzo di procedere o meno come invece menomale è stato fatto.Scandalo mediatico. Peccato che come conseguenza di ciò non sia stato possibile salvare la vita di Eluana, tante persone come me però,indipendentemente da tutto questo polverone mediatico, hanno capito… pianto due volte, non solo per Eluana.

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