Arezzo Polis

Cultura politica, dibattito pubblico.

Politica Nazionale
Varie

Tags: , , ,

Nessun commento

  • Share

Il Giorno del ricordo: Arezzo commemora i martiri delle foibe

di Antonino Armao

“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Così recita l’art. 1 della Legge 30 marzo 2004 n° 92. C’è voluta una legge del precedente Governo Berlusconi per istituire il giorno del ricordo per le vittime delle foibe, ma ancora c’è chi minimizza o addirittura giustifica quei massacri.

Con il termine “foibe” si intendono le uccisioni di migliaia di cittadini italiani compiute per motivi etnici-politici alla fine (e durante) la seconda guerra mondiale in Venezia Giulia e Dalmazia, per lo più compiuti dall’Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia. In misura minore e con diverse motivazioni furono coinvolti nei massacri anche cittadini italiani di nazionalità slovena e croata, oltre che alcuni cittadini di nazionalità tedesca e ungherese residenti a Fiume.

Nelle foibe sono stati gettati molti dei cadaveri delle persone eliminate dai partigiani jugoslavi. Le vittime civili e militari sono state fucilate e gettate in foiba. In alcuni casi, come è stato possibile documentare, furono precipitate nell’abisso non colpite o solo ferite.

Sebbene quest’ultima modalità di esecuzione fosse solo uno dei modi con cui vennero uccise le vittime dei partigiani di Tito, nella cultura popolare divenne il metodo di esecuzione per eccellenza ed un simbolo del massacro.

In realtà la maggior parte delle vittime, date per infoibate, sono stati inviate nei campi di concentramento jugoslavi dove molte furono uccise o morirono di stenti o malattia.

Tra i caduti figurano membri del Partito nazionale fascista, ufficiali e funzionari pubblici, parte dell’alta dirigenza italiana contraria sia al comunismo, sia al fascismo (tra cui compaiono numerosi capi di organizzazioni partigiane anti-fasciste) sloveni e croati anti-comunisti, collaboratori e nazionalisti radicali e semplici cittadini.

Nel dopoguerra e dopo, non furono mai effettuate stime scientifiche del numero delle vittime, che venivano usualmente indicate in 15.000 (e talvolta 20.000). Studi rigorosi sono stati effettuati solo a partire dagli anni ‘90. Una quantificazione precisa è impossibile, vi è infatti una generale mancanza di documenti, che spesso non furono nemmeno emanati dalle autorità jugoslave. Il governo jugoslavo (e successivamente quello croato) non ha inoltre mai accettato di partecipare a inchieste per determinare il numero di decessi. Gli studi effettuati valutano il numero delle vittime come compreso tra le 5.000 e le 11.000.

Negli anni successivi il P.C.I. contribuì a dare una visione alterata degli avvenimenti, volta a minimizzare e a giustificare le azioni dei comunisti jugoslavi. Di questo atteggiamento ne fecero le spese i profughi, ai quali fu ingiustamente cucita addosso l’odiosa nomea di “fascisti in fuga”.

A tutt’oggi, è diffuso in taluni ambienti comunisti e post-comunisti un atteggiamento che tende a minimizzare se non a giustificare gli eccidi.

Ed infatti questo, è il laconico comunicato emanato sabato scorso dal servizio comunicazione del Comune di Arezzo, senza una parola per commemorare davvero quei morti, ma solo per ottemperare ad un obbligo burocratico: “Anche Arezzo ricorderà le vittime delle foibe e l’esodo italiano da Fiume, dall’Istria e dalla Dalmazia. La cerimonia, con la deposizione di una corona di alloro si svolgerà martedì 10 febbraio alle ore 12 in Largo Martiri delle Foibe, all’angolo tra Via Petrarca e Via Leone Leoni. Alla cerimonia parteciperanno le autorità cittadine e verrà così onorato il Giorno del Ricordo istituito dalle legge n. 92 del 30 marzo 2004”.

E’ proprio vero che i morti non sono tutti uguali.

 

Share

Lascia un commento