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Crisi economica: chi lavora per il Paese e chi rema contro.

di Antonino Armao e Federico Mugnai

Da qualche settimana stiamo assistendo ad uno spettacolo disgustoso interpretato da alcuni personaggi travestiti da economisti a braccetto con alcuni importanti media italiani.

Cosa sta succedendo? Taluni stanno utilizzando l’attuale crisi economica globale soltanto per diffamare il Governo italiano creando un’atmosfera tetra e un pò “dark”. Questa gente ignora volutamente lo stato dei conti pubblici e anche i parametri di Maastricht ma si agitano per vendere “fumo” in dosi massicce. Dicono che “il governo minimizza la crisi”, che “ha fatto poco per fronteggiare la crisi”, che “si doveva fare di più per i lavoratori e i pensionati”, che “la social card è umiliante”, e via di questa passo. Non si vuole in questa sede fare l’apologia dell’attuale Governo o difendere tutto e comunque a prescindere. Si vuole solo fare chiarezza sull’attuale situazione economica e non alimentare il panico per puro calcolo elettorale.

Il 2009 sarà un anno difficile, un anno di recessione. Secondo Eurostat il Pil italiano nel 2009 calerà del 2% e il debito pubblico salirà al 109,3%, cioè aumenterà del 3,7% in più rispetto al 2008. Ma tutti gli altri Paesi Ue, tranne la Germania , soffriranno di più. Infatti in Irlanda il deficit si impennerà all’11%, all’8,8% in Gran Bretagna, al 6,2% in Spagna, al 5,4% in Francia, etc.

 

Se l’Italia starà meno peggio di altri Paesi europei, è solo grazie alla nostra economia che ha regole più rigide, un atteggiamento più prudente da parte delle nostre banche ma anche grazie all’accortezza del ministro Giulio Tremonti nel non bruciare le risorse pubbliche nel fuoco della crisi.

Infatti nel disastro globale è arrivato un segnale di incoraggiamento per le misure messe in campo dal Governo Berlusconi da parte del commissario Ue agli affari economici, Joaquin Almunia che ha giudicato l’attuale pacchetto anticrisi, “un giusto mix tra gli incentivi alla crescita e la dovuta prudenza sul fronte dei conti pubblici”. Un piano che, insieme al calo dell’inflazione darà una mano alla ripresa. Anche se ciò non impedirà un aumento fisiologico della disoccupazione. Infatti in Europa sono previsti 3,5 milioni di posti di lavoro in meno, mentre per quanto riguarda l’Italia la disoccupazione salirà entro il 2010 dal 6,7% attuale all’8,7%.

L’opposizione ha detto che bisognava aumentare i salari e le pensioni, che la social card è inutile e che sarebbe stato meglio se i 40 euro fossero stati aggiunti direttamente nella busta paga e che sarebbe stato utile aumentare le tasse ai ricchi e diminuirle ai poveri. Ebbene queste richieste non potevano che provenire dalla sinistra ideologica  ancorata anche in economia ai vecchi schemi di matrice socialista. Il tempo passa, ma la sinistra italiana è sempre la stessa, cambia nome, ma non la sostanza. Ed ecco perché.

Innanzitutto le pensioni.

A partire dal 1 Gennaio 2009, sono state adeguate in base all’aumento dell’inflazione. Dato che i prezzi dei generi alimentari, le bollette di luce e gas, le rate dei mutui diminuiranno drasticamente nel 2009 a causa della diminuzione del costo del denaro e della flessione della domanda (uno dei pochi aspetti positivi della crisi, il momento più complicato per questa categoria è oramai alle spalle.

Social card.

La social card è una carta di pagamento elettronico dal valore di 40 euro mensili (ricaricata dallo Stato ogni due mesi per 80 euro) utilizzata per effettuare acquisti di generi alimentari in tutti i negozi abilitati e per le spese domestiche di luce e gas. Tramite la carta si può infatti accedere alla tariffa elettrica agevolata. E’ indirizzata agli anziani con 65 anni o più e alle famiglie numerose con redditi o trattamenti pensionistici bassi. C’è una semplice ragione se i 40 euro mensili non sono stati aggiunti in busta paga. Con la social card il beneficiario può spendere quei soldi in negozi accreditati soprattutto in generi alimentari di prima necessità e per le spese di luce e gas. Così viene evitata la possibile dispersione di questo contributo e viene indirettamente favorito il commercio in questi settori. In Toscana la social card è stata richiesta da 16.033 persone ed è stata ottenuta da 12.332. Ad Arezzo gli aventi diritto sono stati 919 su 1244 richiedenti. Gli esclusi sono in media il 20% ma qualsiasi fosse stata la soglia di accesso, la percentuale degli esclusi sarebbe stata sempre la stessa.

Aumento delle tasse ai redditi medio-alti.

Aumentare le tasse avrebbe avuto effetti controproducenti, poiché la pressione fiscale (grazie all’aumento della stessa da parte del Governo precedente) è già molto elevata e quindi con un inasprimento non sarebbe stato difficile prevedere un aumento dell’evasione fiscale.

Avremmo fatto come il presidente della Regione Sardegna, Renato Soru (PD), che istituendo la tassa sulle imbarcazioni di lusso credeva di ottenere maggiori introiti dal turismo. L’effetto è stato esattamente il contrario: le imbarcazioni presenti nei porti nella costa Smeralda sono drasticamente diminuite e di conseguenza sono i diminuite le tasse riscosse, i consumi e la presenza di turisti.

Sconti fiscali ai bassi redditi.

Se il Governo avesse speso più soldi per diminuire le tasse sui salari e sulle pensioni, avrebbe innanzitutto aumentato il deficit pubblico, di conseguenza sarebbero aumentati i prezzi al consumo e avrebbe avuto a disposizione meno risorse per aiutare i lavoratori che, a causa della crisi, andranno in cassa integrazione. Infine l’attuale governo ha stanziato diversi milioni di euro per le infrastrutture, che permetteranno di arginare in parte la disoccupazione e d’altro lato a modernizzare il paese. Così quando la crisi si attenuerà il Governo non sarà costretto ad aumentare le tasse, ma semmai avrà a disposizione maggiori risorse per creare occupazione, far ripartire i consumi e poter finalmente diminuire le tasse.

Invece l’economia ideologica di sinistra vorrebbe guardare all’immediato, a ciò che è spendibile subito senza avere una visione del futuro. Si vorrebbe attaccare la crisi aumentando i propri debiti! E’ preferibile invece difendersi dalla crisi con misure prudenti e parsimoniose per poi avere le risorse necessarie per una più sollecita e forte ripresa. Allora cosa si può e si deve fare in questo momento? Occorre responsabilità, solidarietà ed unità nazionale. Quindi una politica inversa a quella suicida sostenuta dall’opposizione. Poi ci vuole coraggio e determinazione. Infine bisogna guardare in faccia la crisi e prendere decisioni anche impopolari nel breve periodo ma che possano essere utili in futuro. Quindi in termini concreti, che cosa si potrebbe fare oltre a quello che è già stato fatto? Ad esempio, nelle aziende in difficoltà lavorare meno ma lavorare tutti, come proposto dal Ministro Sacconi, continuare ad eliminare gli sprechi della pubblica amministrazione e gli Enti inutili di cui (ad esempio) è piena la Toscana, togliere gli esosi privilegi di alcune categorie ed aziende assistite dal pubblico, regolamentare gli scioperi nei servizi pubblici, etc.

Ma la cosa che conta veramente adesso è avere fiducia nel sistema Paese e non farsi trascinare in un vortice cinico e autodistruttivo dai traditori che vorrebbero mettere in ginocchio il Paese per poi spartirsi le spoglie.

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