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Veneziani e il ‘68. Pensieri contromano su quarant’anni di conformismo di massa.

di Federico Mugnai

Consigliamo ai più giovani la lettura di un libro proibito: “Rovesciare il ‘68. Pensieri contromano su quarant’anni di conformismo di massa” di Marcello Veneziani (Ed. Mondadori).
Perché lo definiamo un libro proibito sarà più chiaro al termine di questa presentazione dei principali luoghi comuni del conformismo di massa che Veneziani ha messo a nudo nel suo libro e che purtroppo fanno ancora parte della “cultura inconsapevole” di molti, troppi di noi.

La Resistenza.
La maggior parte degli antifascisti che fecero la Resistenza, scrive Veneziani, non volevano la libertà ma un’altra dittatura, comunista o giacobina. Sognavano un totalitarismo più compiuto rispetto a quello fascista, che abolisse proprietà, disuguaglianze, patria, tradizione, mercato e religione.  L’8 Settembre 1943 non ci fu la morte della patria ma lo spaesamento; non morì la patria ma si sciolse il nesso tra la patria e il senso dello Stato, tra italiani e istituzioni. Una nazione allo sbando; le bande poi divennero partiti. Secoli di dominazioni straniere, guerre mondiali e civili, regimi e orrori possono ferire ma non abolire un’identità.

La politica nel dopoguerra.
La Democrazia Cristiana è stata, in Italia come in Germania, il partito che ha supplito, come una vedova rassicurante alla scomparsa del padre morto in guerra con i fascismi; ha allevato con maternalismo di Stato i cittadini, dopo il paternalismo autoritario fascista, cessando però di educarli e ha addolcito il lutto della morte della patria attraverso la coltivazione pietosa e un pò vigliacca dell’amnesia.

I valori.
In un suo scritto Mario Calabresi criticava il degrado del senso civico e la riduzione delle aspettative di vita al successo, al sesso e ai soldi. Calabresi aveva visto sul nascere la barbarie del nostro tempo, privo di valori. La borghesia cinica e miscredente muoveva i suoi primi passi. Dal suo seno nasceranno i salotti radical-chic, mandanti morali dell’assassinio Calabresi.

La democrazia.
Dopo il 68 per designare un movimento doc era d’uso, l’aggettivo democratico. Collettivo studenti democratici, genitori democratici, docenti democratici, magistratura democratica, psichiatria democratica. Democratico dopo il 68 diventa sinonimo di collettivo, comunista, antifascista, assembleare.

La scuola.
Il mistico affondatore della scuola italiana fu Don Milani. Il parroco della Barbiana con la sua celebrata “Lettera ad una professoressa”, voleva cambiare radicalmente e generosamente la scuola ma contribuì a distruggerla. Pie intenzioni e disastrosi effetti. Don Milani delineò il modello della scuola assembleare e finse perfino di avere scritto la sua lettera-libro insieme ai ragazzi, che in realtà assentivano soltanto. Nobili propositi ma poi vennero gli esiti. La scuola che non premia i meriti e le capacità, che non seleziona e non è fondata sull’autorevolezza del docente, prepara sempre meno alla vita, non migliora; non produce alunni più liberi e uguali ma più bulli e prepotenti. E’ una scuola che non ha ridotto le distanze tra ricchi e poveri ma le ha ingigantite. Non a caso prima del 68 gran parte dei benestanti mandavano ancora i loro figli nelle scuole pubbliche; ora invece li mandano alle private. Compresi gli estimatori di Don Milani: i loro figli vanno ai college, non si confondono con plebaglia e immigrati.

I dieci comandamenti del ’68.
Per Veneziani il ’68 ci ha lasciato in eredità dieci comandamenti ovvero le “Tavole dell’Intellettuale Collettivo”. Primo, l’antifascismo è il signore dio tuo. Secondo, ricordati di santificare i festival del cinema, della cultura e di tutto, gestiti dai reduci e figliocci del 68. Terzo, non nominare parole scorrette invano (es. negro, handicappato, cieco, spazzino, deviato). Quarto, onora i gay e le lesbiche. Quinto, non citare i crimini del comunismo, dai gulag alle stragi nostrane. Sesto, non fornicare con autori proibiti e non dialogare con i reazionari. Settimo, commetti atti impuri, attento solo alle malattie. Ottavo, ama il prossimo lontano, lontanissimo, meglio se neri, islamici o rom e disprezza il vicino, il famigliare. Nono desidera le religioni d’altri, disprezzando la tua. E desidera pure la roba, la donna, il corpo e la lingua d’altri. Decimo, ingoia questo decalogo per tenerlo dentro di te e non far capire che qualcuno li pilota.

Dal Sesto Comandamento si evince perché abbiamo definito quello di Veneziani un “libro proibito”. Oggi è ancora così. Speriamo non sia lontano il giorno in cui sarà adottato e commentato nelle scuole pubbliche italiane per rivedere la storia degli ultimi 40 anni fuori dalle ideologie.

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