23 dic, 2008
Le leggi razziali, il ruolo degli italiani e della Chiesa
di Federico Mugnai
In merito alla questione sollevata dall’attuale Presidente della Camera dei Deputati, Onorevole Gianfranco Fini, riguardo le leggi razziali del 1938 e la presunta passività della società civile e della Chiesa cattolica, è bene chiarire in sede storica alcuni punti focali. Innanzitutto è bene sottolineare come le abominevoli leggi razziali, seguite al disgustoso discorso di Mussolini a Trieste dell’Agosto del 1938, piovvero come un corpo estraneo sul tessuto nazionale e perfino su larghi settori dello stesso corpo dirigente fascista, poiché lo stesso fascismo era rimasto estraneo al razzismo, che non faceva parte della filosofia né del regime né tanto meno del movimento. Erano semmai frutto meschino della Realpolitik e dell’alleanza con Hitler, dopo le sanzioni economiche inflitte all’Italia da parte della Società delle Nazioni che la isolavano sul piano internazionale. Lo stesso Duce nel libro-intervista “Colloqui con Mussolini” di Emil Ludwing del 1932 confidava al biografo e storico tedesco: “La razza? Questo è un sentimento non una realtà;il 95% è sentimento. Non crederò mai che si possa provare biologicamente che una razza sia più o meno pura….L’antisemitismo non esiste in Italia.
Gli ebrei italiani si sono sempre comportati bene come cittadini e come soldati si sono battuti coraggiosamente. Occupano posti eminenti nelle università, nell’esercito, nelle banche……
“. Lo stesso Mussolini in un celebre discorso a Bari del 1934 irrise le teorie naziste sulla superiorità della razza. E’ anche per questo clima neutrale e oramai consolidato da parte del fascismo rispetto agli ebrei che le leggi razziali del 1938 attecchirono poco, ci furono molte deroghe e molte trasgressioni, nonostante fossero pubblicate riviste come “La difesa della razza” dove illustri giornalisti e scienziati tentavano in qualsiasi modo di dimostrare scientificamente e culturalmente la superiorità degli italiani rispetto agli ebrei. Era un risentimento ingiustificato che trovava la sua dimensione irrazionale in un contesto internazionale molto rovente dove convivevano tre ideologie antitetiche e conflittuali:il comunismo, il fascismo (anche il nazismo, cioè la degenerazione morale del fascismo) e il capitalismo. Va tuttavia sottolineato come nei confronti delle popolazioni di colore, l’Italia colonialista degli anni Trenta non era più razzista di altri popoli bianchi come la Francia o L’Inghilterra, dove imperava la schiavitù nei confronti delle popolazioni locali. L’Italia condivideva con tutti i popoli occidentali l’idea (che oggi ci appare perversa) della superiorità della civiltà bianca, ma in forme meno drastiche e meno segregazioniste. Tutto questo trova una sua spiegazione nelle maggiori affinità geografiche, data la sua posizione centrale nel Mediterraneo, e nei maggiori influssi culturali che l’Italia ebbe. Non è un caso quindi se Mussolini in visita a Tripoli nel 1937 sia stato sollevato di peso e in modo euforico dai libici e gli sia stata donata la preziosa e storica spada dell’Islam.
E’ vero che le leggi razziali trovarono nel cattolicesimo sia la loro legittimazione che il loro freno: alla diffidenza verso il popolo ebraico considerato usuraio, secondo un antico pregiudizio cattolico, corrispondeva un atteggiamento di comprensione e di convivenza oramai radicato da secoli. Lo stesso Papa Pio XI aveva preparato una enciclica contro le leggi razziali promosse dal fascismo ma spirò all’improvviso nel Febbraio del 1939. Il Vaticano aveva comunque, silenziosamente e con il sostegno della società civile (tra i quali anche moltissimi fascisti convinti) aiutato moltissimi ebrei, sia facilitandone l’ emigrazione in Paesi sicuri, sia ospitandoli nelle case sostenendoli sia materialmente e sia soprattutto moralmente. Non mancarono purtroppo le discriminazioni e le violenze fisiche di alcune frange estremiste nei confronti dei giudei. Furono però casi molto limitati nel numero e atti che non riuscirono mai a far nascere in Italia un vero sentimento antisemita.
Consiglio quindi all’Onorevole Fini, di dissociare il più possibile la politica dalla storia e di rinunciare a dare giudizi duri e allo stesso tempo superficiali (in tal senso l’attuale Presidente della Camera pare recidivo), senza che questi ultimi siano sostenuti da valide argomentazioni. Tutto questo per non rischiare di emettere delle sentenze categoriche senza essere in possesso della facoltà o del diritto che spetta al tempo e quindi alla storia.
“Non mancarono purtroppo le discriminazioni e le violenze fisiche di alcune frange estremiste nei confronti dei giudei. Furono però casi molto limitati nel numero e atti che non riuscirono mai a far nascere in Italia un vero sentimento antisemita.”
Ciao Federico, mi permetto solo di fare un piccolo commento al tuo bell’articolo e cioè che non penso che gli episodi di antisemitismo furono casi limitati. Purtroppo in quegli anni d’inferno sono finite nelle camere a gas sei milioni di persone (ebrei e non) provenienti da tutta Europa e anche dall’Italia. Purtroppo, molti cittadini italiani hanno contribuito a questo strazio, alcuni facendo la spia nei confronti dei loro stessi vicini di casa semplicemente per avere denaro in cambio….d’altre parte penso anche ai numerevoli casi di sacerdoti che hanno dato la vita per riuscire a salvare degli ebrei dalla deportazione, come anche al sacrificio di carabinieri e poliziotti. Le leggi razziali sono state leggi ignobili e non esisterà mai nessuna scusante per chi le ha promulgate.