11 dic, 2008
Secondo Berlusconi la crisi è nelle mani dei consumatori
Redazione
La crisi ora è nelle mani dei cittadini e dei consumatori. Fiducia e speranza, dunque, per invertire la tendenza. Silvio Berlusconi interviene alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa «Viaggio in un’Italia diversa» e annuncia che il Cipe varerà giovedì prossimo l’annunciato investimento di 16,6 miliardi di euro in infrastrutture «grandi e piccole. Si tratta della prima immissione di denaro pubblico in economia».
L’argomento è stato oggetto di una consultazione preliminare con i ministri Tremonti, Scajola, Fitto e Matteoli.
Il premier ripercorre le tappe principali che hanno ispirato l’azione del Governo per far fronte alla crisi. Prima i due provvedimenti «per mettere in sicurezza le banche», confluiti nell’unico decreto approvato la scorsa settimana in via definitiva dal Parlamento, poi il decreto anticrisi, con annesse misure a sostegno del sistema delle imprese. Non sono stati esaminati provvedimenti per specifici settori industriali, tra cui l’auto. Ora la preoccupazione e l’attenzione, sottolinea Berlusconi, sono rivolte ai consumatori: «Non vi è alcuna necessità per invertire le nostre abitudini di consumo. Mi sono sgolato anche con i miei colleghi europei perché adottassero la stessa condotta». Il problema è che oggi i consumatori sono «sotto schiaffo da parte di chi ogni giorno canta la canzone della crisi». E allora se prevale la paura, i cittadini non comprano più «e questo può instaurare un circolo vizioso che può portare a una crisi vera».
Il Governo è consapevole che le risorse messe a disposizione per la cassa integrazione (1 miliardo di euro, rispetto ai 600 milioni di partenza) non sono sufficienti e comunque non coprono l’emergenza di quanti non godono di alcuna protezione. Si cercano fondi aggiuntivi, Berlusconi annuncia l’impegno dell’Esecutivo a reperirli, ma non indica cifre. L’idea è di utilizzare parte dei fondi europei da dirottare al sociale. I margini sono stretti per la contemporanea presenza dei vincoli noti: il debito pubblico, «il ritardo drammatico» nelle infrastrutture, una pubblica amministrazione che è la «più pletorica e costosa d’Europa». Berlusconi annuncia che sugli investimenti ritenuti strategici, tra cui il Corridoio 5, userà «la stessa determinazione messa in campo per i rifiuti a Napoli».
Rispondendo alle domande del direttore del «Sole-24 Ore» Ferruccio de Bortoli e del direttore del «Messaggero » Roberto Napoletano, il premier ha insistito a più riprese sull’elemento di forza di cui può disporre il Paese: alto debito pubblico, ma basso indebitamento privato.
La combinazione dei due aggregati ci pone in posizione migliore rispetto a molti partner europei, fermo restando che la gestione del debito pubblico resta prioritaria. Il Governo ha riflettuto sull’ipotesi di utilizzare l’attivo vendendo parte del patrimonio dello Stato, ma l’attuale situazione di crisi impone di soprassedere.
Il premier invita nuovamente ad acquistare azioni Eni ed Enel, colloca l’origine della crisi nella «follia dei mercati finanziari che hanno divorziato dalla realtà». Ogni azione spiega dovrebbe avere un valore relativo, con una sorta di regola che faccia scattare la sospensione in Borsa nel caso in cui si superi il massimo del 20% sugli utili delle società quotate oppure si scenda al di sotto dell’8 per cento. Infine interviene sui fondi sovrani: «Credo che la Libia abbia tutto l’interesse a entrare nell’Eni. Per il resto, decideremo di volta in volta perché non gradiremmo per esempio interventi nel capitale fatti attraverso silenziose operazioni nei mercati borsistici».
Sulla gestione della crisi si registra nel frattempo uno spiraglio di dialogo tra Governo e opposizione. Il ministro dell’Economia Tremonti ha infatti accettato l’invito rivoltogli dal suo omologo ministro ombra, Pier Luigi Bersani, per un confronto sulle proposte messe a punto dal Pd.