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Ha vinto Obama, la politica è già nel futuro

di Antonino Armao

Ha vinto Obama, ha vinto un Presidente nero. E’ bello poter dire un Presidente nero come dicono negli States senza sentirsi dare del razzista. E’ già un segno del cambiamento epocale che questa elezione rappresenta per la più grande democrazia del mondo, per la cultura, per l’economia e per la politica occidentale.

Con Obama, la politica si eleva sopra i singoli partiti e porta un cambiamento destinato a lasciarsi dietro le spalle le tradizionali divisioni ideologiche.

Obama è un liberal. Il National Journal, che non parteggia per alcuna forza politica, ha definito Obama il senatore più liberal nel 2007, fondando il suo giudizio su come aveva votato in Parlamento quell’anno. Era stato classificato al 10mo posto della lista dei più liberal nel 2008 e al 16mo posto nel 2005.

La ricetta, malgrado la stampa europea esalti la freschezza del suo messaggio, è quella della vecchia scuola liberal Usa, ovvero “tassa e spendi”. L’idea di Obama è eliminare gli sgravi fiscali per i redditi sopra i 200 mila dollari; costituire una agenzia federale per la gestione delle infrastrutture; e creare 5 milioni di posti di lavoro nell’industria “verde”. Lo Stato deve tornare a essere un soggetto attivo nel mercato, visto che decenni di latitanza hanno portato vicino al collasso il sistema creditizio, il mercato immobiliare e scaricato i frutti marci sui bilanci delle classi meno abbienti.

Obama è già un politico post-moderno che fa largo uso di internet per comunicare il suo messaggio e per questo rompe gli equilibri politici che si reggono sul controllo dei media tradizionali.

Obama vuole essere un Presidente bipartisan: non gli sarà facile perché i conservatori restano tali anche se votano democratico e i sondaggi confermano che la maggioranza degli americani resta attaccata ai valori più tradizionali. L’intento però è giusto ed è assolutamente coerente con le sfide che attendono gli Stati uniti e il mondo occidentale.

Ma la vera novità di Obama è soprattutto nella rivoluzione che porta nel metodo della politica perché punta a superare le divisioni ideologiche tra Destra e Sinistra, cercando una sintesi.

Obama taglia orizzontalmente le categorie tradizionali di Destra e di Sinistra e traccia una nuova linea di confine tra conservatori e liberal.

Nel nostro Paese questa trasformazione (peraltro già in atto) si traduce in una nuova divisione degli schieramenti tra conservatori e riformisti che dividerà orizzontalmente, nel prossimo futuro, tutti gli attuali schieramenti.

Con buona pace di chi, in questo angolo di mondo, si esprime ancora in termini trapassati sognando, dopo la vittoria di Obama, un Presidente del Consiglio rom di sinistra che prende a mazzate sul capo Borghezio.

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